
Haaland abbatte il Brasile e fa volare la sua Norvegia ai quarti di finale, per i vichinghi è semplicemente leggenda. Doppietta nei dieci minuti finali del centravanti del City, Nyland para il rigore a Bruno Guimarães e si supera in più interventi. Neymar trasforma un penalty nel recupero ma è troppo tardi. Ancelotti eliminato agli ottavi per la prima volta dal 1990. La Norvegia sfiderà l’Inghilterraai quarti.
Ci sono imprese sportive che, mentre accadono, sembrano impossibili — e che poi, una volta consumate, sembrano inevitabili. Quella della Norvegia al New York New Jersey Stadium di East Rutherford è di questa categoria. Per ottantotto minuti il Brasile ha dominato, fallito, recriminato, sprecato — incluso un rigore calciato malissimo da Bruno Guimarães che Nyland ha respinto con la sicurezza di chi sa già dove andrà il pallone. Poi, nell’arco di undici minuti che resteranno nella storia del calcio norvegese, Erling Haaland ha fatto quello che sa fare meglio: ha segnato. Due volte. E il Brasile è uscito dal Mondiale 2026, eliminato agli ottavi di finale per la prima volta dal 1990 — da quel giorno a Torino in cui Maradona e Caniggia avevano fermato la Seleção in una delle partite più leggendarie della storia della competizione.
Norvegia-Brasile 2-1. Haaland con sette gol in questo Mondiale — lo stesso bottino di Messi e Mbappé. La Norvegia ai quarti di finale per la prima volta nella propria storia. Ancelotti eliminato. La notte del MetLife Stadium è una di quelle che il calcio non dimentica.
Un primo tempo in cui il Brasile domina e spreca tutto contro la Norvegia
Se si dovesse raccontare il primo tempo con una sola immagine, quella sarebbe Bruno Guimarães che cammina sconsolato indietro verso la propria metà campo dopo aver calciato male il rigore del possibile vantaggio. Una conclusione debole alla propria destra, Nyland che intuisce perfettamente e respinge senza difficoltà — e il MetLife che trattiene il respiro mentre il tabellone resta fermo sullo 0-0.
La partita era cominciata in modo concitato. Dopo appena tre minuti la Norvegia aveva trovato il gol con Patrick Berg, ma il VAR aveva rilevato un fuorigioco millimetrico di Sørloth nell’azione — esultanza che durava pochi secondi, poi la delusione di chi vede cancellato un gol che sembrava già storia. Il Brasile, scampato il pericolo, aveva immediatamente alzato il baricentro e costruito l’occasione più grande del primo tempo: fallo di Ajer su Cunha in area, VAR che richiama l’arbitro, rigore assegnato. Sul dischetto si presenta Bruno Guimarães — autore di quattro assist in questo torneo, il secondo miglior dato di un brasiliano in una singola edizione della Coppa del Mondo dal 1966, al pari di Zico e Tostão, dietro solo a Pelé — ma la sua conclusione è quella di chi ha perso la concentrazione nel momento decisivo. Nyland la para. Brasile beffato.
Nel resto del primo tempo il Brasile ha continuato a spingere senza trovare la via del gol. Rayan ha impegnato Nyland in più di un’occasione — il portiere norvegese, già protagonista nella partita contro Costa d’Avorio, ha confermato di essere in uno stato di forma straordinario. Vinicius ha provato le proprie accelerazioni senza trovare il finale giusto. Martinelli ha calciato dal lato sinistro dell’area senza sorprendere Nyland. Nel finale di primo tempo anche Ødegaard dall’altra parte ha messo in apprensione Alisson con una conclusione pericolosa.
Si va all’intervallo sullo 0-0 — un risultato che, viste le occasioni, sorprende quanto il rigore sbagliato.
La ripresa: Endrick spara fuori, la Norvegia prende fiducia
Ancelotti non cambia subito — vuole vedere se la squadra può sbloccarsi con i propri mezzi. Ma dopo quindici minuti di secondo tempo ancora asfittici, con il Brasile che gira palla senza trovare la profondità giusta, inserisce Endrick per Martinelli. Il giovane attaccante — uno dei talenti più attesi della propria generazione, già valutato oltre 60 milioni di euro — entra in campo con una fame visibile e al 59′ trova subito l’occasione della vita: lanciato da Vinicius, si presenta da solo davanti a Nyland e calcia — fuori. Un’occasione che, se trasformata, avrebbe cambiato la storia della serata. Invece il pallone finisce sul fondo, e con lui l’ultima grande chance della Seleção.
Paradossalmente, è quell’occasione sprecata a dare alla Norvegia la consapevolezza di poter resistere. Solbakken inserisce Schjelderup e la squadra cambia fisionomia: l’esterno comincia a creare problemi alla retroguardia brasiliana con movimenti veloci e cross precisi, e la Norvegia alza il baricentro progressivamente. I verdeoro continuano a spingere, ma senza più quella lucidità che aveva caratterizzato il primo tempo.
Il colpo di testa dell’79’: Haaland entra nella storia in Norvegia Brasile
Al 79′ arriva il gol che cambia tutto. Schjelderup, ormai padrone della fascia sinistra, crossa con precisione millimetrica sul secondo palo. Haaland anticipa tutti — stacco perfetto, tempismo assoluto, il tipo di coordinazione che certi attaccanti hanno come dono naturale — e di testa insacca nell’angolo che Alisson non può raggiungere. Uno a zero Norvegia.
Il MetLife Stadium esplode. Settantamila persone divise tra due tifare — e in quel momento, quelli che avevano scelto gli arancioni stanno già esultando come se il quarto di finale fosse già in tasca.
Per Haaland è il sesto gol in questo Mondiale. Un numero straordinario, che lo accomuna a Messi e Mbappé nella classifica cannonieri del torneo. Per la Norvegia è il vantaggio che non aveva mai costruito in novantadue minuti di dominio brasiliano. Un gol che nasce da nulla — o meglio, da quella solidità organizzativa che Solbakken ha costruito per anni, da quella capacità di aspettare il momento giusto e colpire quando l’avversario non se lo aspetta.
Il Brasile accusa il colpo. Si sbilancia alla ricerca del pareggio, lascia spazi che una squadra costruita sui contropiede come la Norvegia sa sfruttare meglio di qualsiasi altra. E al 90′ Haaland colpisce di nuovo.
Il capolavoro del 90′: sinistro dal limite da manuale
L’azione del 2-0 è quasi una dimostrazione didattica di come si gioca in contropiede ad alto livello. Haaland riceve palla in profondità — il Brasile è tutto avanzato alla ricerca del pareggio — controlla con quella sicurezza del giocatore che sa già cosa farà prima ancora di toccare il pallone, e lascia partire un sinistro dal limite dell’area che passa tra le gambe di Danilo e si infila nell’angolo basso dove Alisson non può arrivare.
Gol bellissimo. Gol decisivo. Settimo gol in questo Mondiale per Haaland — lo stesso bottino con cui Grzegorz Lato aveva chiuso il suo primo Mondiale nel 1974 con la Polonia. Un dato che colloca il centravanti norvegese in una compagnia di elevatissimo profilo, ottavo nella storia a riuscire nell’impresa.
La Norvegia è al sicuro. Il Brasile è eliminato. Ventimila tifosi verdeoro nel MetLife cominciano a capire che la serata non avrà il finale che avevano sognato.
Neymar e il rigore del recupero: troppo poco, troppo tardi per il Brasile contro la Norvegia
Nei minuti di recupero la Seleção si aggrappa all’ultimo sprazzo di speranza. Una gomitata di Ostigard su Casemiro in area viene rilevata dal VAR — rigore. Sul dischetto si presenta Neymar, entrato al 77′ per Martinelli e protagonista di quegli ultimi quindici minuti di partita disperata. Stavolta il rigore viene trasformato — destro potente e preciso che supera Nyland. Uno a due, al centesimo minuto di gioco.
È il momento che riaccende brevemente speranze che però non hanno tempo di diventare realtà. Il Brasile prova a spingere nel finale, ma la Norvegia gestisce con quella solidità che l’ha caratterizzata in tutto il torneo. Il triplice fischio arriva e sancisce l’eliminazione.
Per Neymar — rientrato in questo Mondiale dopo quasi tre anni di assenza — questa è la quindicesima partita con la nazionale ai Mondiali FIFA, che lo porta nella top ten dei brasiliani con più partite giocate nella competizione. Un record amaro, in una notte amara.
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