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Cesena, addio Ashley Cole e scommessa Diamanti: da Melbourne alla Serie B

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Cesena, addio Ashley Cole e scommessa Diamanti: da Melbourne alla Serie B

Cesena, la fine dell’esperimento Cole e la scommessa Diamanti: da Melbourne a Viale Unità d’Italia. Ci sono storie di calcio che sembrano scritte da uno sceneggiatore con molta fantasia e poca aderenza alla realtà. Quella del Cesena nelle ultime settimane appartiene decisamente a questa categoria: prima l’ingaggio clamoroso di Ashley Cole, uno dei terzini sinistri più forti della storia del calcio mondiale, come primo allenatore di una squadra professionistica italiana.

Poi la separazione dopo appena otto partite e una sola vittoria, e infine la scelta di affidarsi ad Alessandro Diamanti, detto Alino, fantasista pratese con 596 partite in carriera tra club e Nazionale, che viene direttamente dall’esperienza come head coach della squadra Under 23 del Melbourne City in Australia. Una storia che, se la si racconta dall’inizio, fa capire benissimo quanto il calcio sappia sorprenderti anche quando ti sembra di aver già visto tutto.

L’arrivo di Cole al Cesena: una scommessa ambiziosa (come Diamanti), forse troppo prematura

Per capire la portata di questa vicenda, bisogna ripartire dal 15 marzo scorso, giorno in cui il Cesena aveva scelto di esonerare Michele Mignani, tecnico che aveva guidato il club per due stagioni, all’indomani di un 2-2 casalingo contro il Frosinone che aveva lasciato la squadra in zona playoff ma con un crollo verticale nelle ultime sette giornate, fatte di tre pareggi e quattro sconfitte consecutive con ultima vittoria datata 6 febbraio.

La scelta del sostituto aveva lasciato tutti a bocca aperta: Ashley Cole, classe 1980, nato a Stepney, Londra, considerato unanimemente il miglior terzino sinistro della propria generazione e uno tra i più forti di sempre nel ruolo. Un calciatore che nelle quindici stagioni vissute tra Arsenal e Chelsea aveva alzato quattordici trofei nazionali, tre Premier League e sette FA Cup, stabilendo per quest’ultima competizione un record tuttora imbattuto. In Europa, la Champions League e l’Europa League, entrambe con la maglia dei Blues. Poi le avventure internazionali con Roma e Los Angeles Galaxy, prima del ritiro nel 2019 a trentanove anni.

Da quel momento in avanti Cole aveva intrapreso il percorso da allenatore con grande serietà, senza cercare scorciatoie: prima nel settore giovanile del Chelsea, poi nello staff dell’Under 21 inglese, vice di Frank Lampard all’Everton e al Chelsea, vice di Wayne Rooney al Birmingham City, fino all’esperienza come vice della nazionale maggiore inglese accanto a Lee Carsley. Una gavetta quasi decennale come assistente, insomma, tanta e solida da giustificare la fiducia riposta in lui da Andrea Mancini, nuovo direttore sportivo del Cesena arrivato dalla Sampdoria, come prima scelta per il difficile compito di riportare serenità e risultati a una squadra in crisi.

Otto partite, una vittoria: l’esperimento non decolla

I numeri, però, sono stati impietosi. In otto partite di Serie B sotto la guida di Cole, il Cesena ha raccolto una sola vittoria, tre pareggi e quattro sconfitte. Un ruolino di marcia che, in un campionato cadetto già complicato di suo, non ha permesso alla squadra di rilanciarsi verso i playoff né di costruire quell’identità di gioco che il nuovo tecnico sperava di trasmettere nel poco tempo a disposizione. Non è facile dare un giudizio definitivo su una esperienza così breve: Cole è arrivato a stagione inoltrata, senza una vera preseason, in un contesto calcistico profondamente diverso da quello inglese in cui aveva maturato tutta la sua esperienza.

Va detto, per onestà di analisi, che la Serie B italiana è uno dei campionati più fisici, tatticamente densi e imprevedibili del calcio europeo, e che arrivarci per la prima volta come allenatore, senza una vera estate per lavorare sul campo, avrebbe messo in difficoltà chiunque. Ma il risultato è quello che è: dopo otto giornate l’esperimento si è chiuso, con Cole che lascia Cesena  per dare spazio a Diamanti con la certezza di aver vissuto un’esperienza intensa ma troppo breve per essere giudicata in modo definitivo, e con il Cesena che deve trovare rapidamente la soluzione giusta per ripartire nel migliore dei modi.

Chi è Alino Diamanti: il fantasista che si è reinventato in Australia

Nato a Prato il 2 maggio 1983, Alessandro Diamanti detto Alino è stato per oltre vent’anni uno dei centrocampisti offensivi più creativi e imprevedibili del calcio italiano, famoso per il mancino vellutato, la capacità di calciare le punizioni con una precisione quasi chirurgica e quella qualità quasi magica nel saper accendere una partita con una giocata improvvisa quando meno te lo aspetti. Una carriera da 596 partite complessive tra club e nazionale, con 124 gol, trentaquattro dei quali su punizione diretta, che racconta di un giocatore il cui talento ha toccato club come Livorno, West Ham, Bologna, Fiorentina, Guangzhou Evergrande in Cina, e infine il Western United in Australia.

Con la maglia azzurra, poi, c’è un momento che rimarrà nella storia del calcio italiano: il 24 giugno 2012, agli Europei in Polonia e Ucraina, Diamanti calciò il rigore decisivo che eliminò proprio l’Inghilterra, la nazione del suo futuro successore sulla panchina del Cesena. Una coincidenza che sa quasi di destino.

Ma è dopo il ritiro, avvenuto nel maggio 2023 poco prima di compiere quarant’anni, che la storia di Diamanti ha preso una piega inattesa e affascinante. Anziché tornare in Italia a sedersi su una panchina subito, come fanno in molti dopo una lunga carriera, Alino ha scelto una strada diversa e coraggiosa: ha detto sì al Melbourne City, che gli offriva il ruolo di head coach della propria squadra Under 23 nella terza divisione australiana, e si è lanciato in questa nuova avventura con la stessa fame di imparare che lo aveva caratterizzato da calciatore.

La formazione da allenatore: Coverciano, Melbourne e la filosofia City

Quello che colpisce di più, nel percorso che Diamanti ha costruito negli ultimi tre anni, è la serietà con cui ha affrontato la transizione dal campo alla panchina. Mentre guidava il Melbourne City Under 23, ha affrontato un anno di sacrifici per conseguire la licenza UEFA A, con i corsi a Coverciano da seguire due giorni al mese, ventiquattro ore di volo di andata e altrettante di ritorno ogni volta, pur di non fermarsi nella propria formazione. Una fatica enorme, che racconta di un uomo deciso a costruire le proprie credenziali da allenatore nel modo giusto, senza cercare scorciatoie.

Con il Melbourne City Under 23 ha anche ottenuto un risultato importante dal punto di vista tecnico: la vittoria dei playoff nella stagione 2025, che ha portato la squadra alla promozione nella NPL Victoria, un momento che Alino stesso ha descritto come capace di farlo piangere come un bambino per la gioia. Un’emozione che racconta di un allenatore già capace di creare un legame profondo con il proprio gruppo, di caricarsi emotivamente dei risultati della squadra come accade ai migliori.

Rientrato in Italia nel novembre 2025, Diamanti sta ora completando il percorso per la licenza UEFA Pro a Coverciano, l’abilitazione necessaria per allenare in Serie A e Serie B. E proprio la questione del patentino rappresenta uno degli aspetti tecnici più delicati della vicenda cesenate: per guidare una squadra in Serie B, il neo allenatore dovrà disporre della licenza adeguata, situazione che andrà necessariamente chiarita nei prossimi giorni con la FIGC.

Cesena, La filosofia di Diamanti (che sostituisce Cole) allenatore: motivazione e calcio di strada

Quello che emerge dalle interviste e dai profili costruiti attorno alla figura di Diamanti allenatore è un’idea del calcio moderna e centrata sulle persone, prima ancora che sui sistemi di gioco. Il pratese parla molto di motivazione, di mentalità, di quella fame che distingue chi arriva da chi si ferma un passo prima del traguardo. Un approccio che richiama chiaramente gli anni passati all’interno del City Football Group, dove ha potuto osservare dall’interno una delle organizzazioni calcistiche più avanzate al mondo dal punto di vista metodologico.

Ma c’è anche il richiamo al calcio di strada, alla spontaneità, all’estro che lui stesso ha incarnato da giocatore per oltre vent’anni: Diamanti sembra voler costruire squadre in cui il talento individuale non venga soffocato ma valorizzato all’interno di un sistema collettivo, con una visione che unisce disciplina e libertà creativa. Un equilibrio non facile da trovare, soprattutto in una categoria come la Serie B, dove l’intensità fisica e la mentalità da battaglia spesso prevalgono sulle giocate di fino. La scelta del Cesena per sostituire Cole quindi è Diamanti.

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