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Paolo Bianco lascia il Monza dopo averlo riportato in Serie A

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Paolo Bianco lascia il Monza dopo averlo riportato in Serie A

Bianco non allenerà il Monza in Serie A. Se c’è una cosa che il calcio sa fare benissimo è trasformare le belle storie in qualcosa di complicato nel giro di pochissimo. E questa, in fondo, è una storia bellissima rovinata da una sequenza di comunicazioni mancate, silenzi pesanti e una telefonata da Pisa arrivata al momento giusto. 

Carriera da calciatore costruita pezzo per pezzo, da Foggia fino al Sassuolo dove è rimasto cinque anni e dove ha capito cos’è il calcio fatto bene. Poi la transizione in panchina: Shakhtar Donetsk come collaboratore, Juventus, Modena da allenatore principale. A gennaio 2025 lo chiamano a Frosinone per tentare l’impossibile salvezza in Serie B, ci riesce e fa vedere abbastanza per convincere il Monza a dargli la squadra in estate. Un anno dopo, il Monza è di nuovo in Serie A.

Non è un caso. Bianco lavora sul campo ogni giorno, costruisce gruppi veri, non è il tipo che parla tanto e fa poco. È esattamente il profilo che il Pisa stava cercando per ripartire dopo una retrocessione dolorosa e dopo che il ciclo con Oscar Hiljemark si era esaurito in malo modo. Quando una società decide di puntare su di te a prescindere dal fatto che tu abbia già firmato con qualcun altro, vuol dire che ti stima davvero.

Una settimana di silenzio tra Bianco e il Monza 

Il Monza vince i playoff il 29 maggio. Nei giorni successivi, la società non si fa sentire con Bianco. Nessuna chiamata immediata, nessun incontro, nessun “bentornati in Serie A, adesso costruiamo qualcosa di bello insieme”. Il primo contatto formale tra l’allenatore e la dirigenza biancorossa arriva circa una settimana dopo la promozione. Sette, otto giorni. Nel mezzo: il silenzio.

Per capire quanto questo pesi, bisogna mettersi nei panni di un allenatore che ha appena fatto il lavoro della sua vita. Arrivi in una piazza che era retrocessa, costruisci una squadra che funziona, vinci i playoff in una doppia finale tiratissima contro il Catanzaro di Aquilani, e poi aspetti. Aspetti che qualcuno ti chiami per dirti: “Sei il nostro allenatore, siamo contenti di te, pianifichiamo insieme”. Invece niente. Silenzio totale.

Nel calcio, quel silenzio parla. Dice che forse sei solo una soluzione temporanea. Dice che magari la società stava già guardando altrove. Dice, soprattutto, che il rapporto di fiducia non era così solido come sembrava dall’esterno. E Bianco, evidentemente, ha ascoltato quel silenzio e ha tratto le sue conclusioni.

La chiamata del Pisa 

Mentre il Monza stava aspettando, qualcuno si muoveva. Il Pisa — appena retrocesso dalla Serie A, con la necessità urgente di trovare un allenatore per tornare su subito — aveva messo Bianco in cima alla lista. Nelle ultime settimane c’erano stati contatti anche con Verona e Cremonese, entrambe retrocesse, ma è il club toscano ad affondare il colpo nella maniera più decisa.

Nella notte tra il 9 e il 10 giugno, blitz decisivo. Il Pisa convoca Bianco, gli presenta il progetto, gli offre la guida tecnica della squadra nerazzurra con l’obiettivo dichiarato di riportarla in Serie A. Una missione già compiuta una volta, che adesso si ripete con una maglia diversa. Bianco dice sì.

La mattina del 10 giugno, la notizia esplode. Sky Sport la lancia per prima: Paolo Bianco lascerà il Monza per sua scelta. Direzione Pisa. Il Monza — che solo qualche giorno prima aveva confermato ufficialmente l’allenatore sia pubblicamente che in via privata — si ritrova a fare i conti con una situazione che non si aspettava.

Una conferma che non ha convinto 

Questo è forse l’aspetto più paradossale di tutta la vicenda. Il Monza aveva confermato Bianco. Non in modo vago, non con un “stiamo valutando”, ma con dichiarazioni esplicite della dirigenza. Eppure quella conferma non è bastata a trattenere il tecnico.

Il perché lo spiega bene la cronologia degli eventi: la conferma è arrivata dopo una settimana di silenzio. Non come primo gesto spontaneo di entusiasmo, ma come risposta a una situazione che stava diventando complicata. Troppo tardi, forse. O comunque senza quella calore e quella convinzione che un allenatore si aspetta quando ha appena fatto qualcosa di importante.

Nella stagione 2025-26, il Monza aveva costruito una squadra solida e compatta. Terzo posto in classifica al termine della regular season, dietro solo a Venezia e Frosinone che sono andate su direttamente. Semifinale playoff superata contro la Juve Stabia, finale vinta contro il Catanzaro. Un percorso pulito, costruito sulla difesa e sulla capacità di soffrire nelle partite che contano. Tutto lavoro di Bianco.

Ripartire daccapo, con un nuovo allenatore, da una posizione di forza sarebbe stato molto più semplice che farlo ora, con il mercato aperto, senza DS (anche Burdisso ha lasciato in questi giorni per motivi personali) e senza una guida tecnica. Il Monza ha creato un vuoto che adesso deve riempire in fretta.

Chi può prendere il suo posto in brianza? 

Il casting è partito immediatamente, perché non c’è tempo da perdere. Quattro nomi circolano con insistenza in queste ore.

Il più quotato sembra essere Paolo Vanoli. Reduce da una seconda parte di stagione buona con la Fiorentina — salvezza centrata in rimonta dopo un inizio difficilissimo — è libero dopo che i viola non lo hanno confermato. Conosce la Serie A e la Serie B, sa lavorare su squadre che devono costruire un’identità, non ha paura delle responsabilità. L’unico nodo potrebbe essere lo stipendio: non è un tecnico low cost. Insieme a lui c’è anche forte il nome di Gilardino, che, per quello che aveva a disposizione, ha fatto una buona prima parte di stagione con il Pisa poi retrocesso.

Poi c’è Eusebio Di Francesco, che ha salvato il Lecce nell’ultima giornata di campionato. Un profilo più esperto, con un curriculum internazionale che parla da solo (Roma in Champions League, Nazionale). Il suo futuro in Salento è tutt’altro che certo, e il Monza lo ha già messo nel mirino. Ha tutto per fare bene in una piazza tranquilla come Brianza.

L’outsider è Roberto D’Aversa, che ha fatto una buona seconda parte di stagione con il Torino subentrando in corsa, ma che si è separato dai granata a fine campionato. Meno “cool” degli altri due come nome, ma tecnicamente solido e abituato a gestire situazioni complesse.

Marco Baroni è un altro nome che circola, ma al momento sembra più una voce di contorno che una pista concreta.

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