Vecchie Glorie: parliamo di Antonio Chimenti

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Vecchie Glorie: parliamo di Antonio Chimenti

La rubrica Vecchie Glorie, targata 11contro11, giunge a un nuovo appuntamento, rivivendo in questa settimana, dopo i difensori, le gesta di alcuni portieri distintisi nel nostro campionato. Nel caso specifico, si ripercorrono le gesta di un ex estremo difensore, tra le altre, di Roma e Juventus: Antonio Chimenti. Pur avendo rivestito quasi sempre il ruolo di dodicesimo, tuttavia, si può dire che sotto quel numero siano sempre emerse le qualità di un vero numero 1, in tutti i sensi, sia in campo che fuori.

La carriera di Antonio Chimenti: gli inizi e l’esplosione a Salerno

Antonio Chimenti nasce il 30 giugno 1970 a Bari, e sin da subito non poteva che dedicare la propria vita al mondo del calcio. Infatti il padre dell’ex portiere è Francesco, attaccante distintosi tra le fila della Sambenedettese tra gli anni ’70 e ’80, che a sua volta è figlio di Vito, anch’egli attaccante. Pertanto, pur non seguendo le orme del padre e del nonno per quanto riguarda il ruolo, il giovane Antonio cresce comunque con club di San Benedetto del Tronto. Dopo aver compiuto tutta la trafila nel settore giovanile rossoblù, viene inserito nella rosa che disputa il campionato di Serie B a fine anni ’90. La prima parte di carriera la vive tra Serie C1 e Serie C2, indossando anche le maglie del Tempio e del Monza, prima dell’importante trasferimento alla Salernitana.  

Giunto all’ombra dello stadio Arechi nell’estate del 1993, Chimenti e compagni vivono un inizio di stagione complicato, soprattutto per le vicende societarie. Il collettivo allenato da Delio Rossi, tuttavia, riesce nell’impresa di centrare la promozione in Serie B dopo aver eliminato la Lodigiani e la Juve Stabia ai playoff, con l’estremo difensore che risulta tra i principali artefici della scalata. E il salto sarebbe potuto essere addirittura doppio la stagione successiva, con la promozione in Serie rimasta solo un sogno dopo la sconfitta rimediata contro l’Atalanta all’ultima giornata. Le stagioni in granata, ad ogni modo, nel rapporto gol subiti/partite giocate, restano le migliori della carriera di Chimenti. Anche per questo è ricordato, ancora oggi, come uno dei migliori portieri della storia della Salernitana.

Dalla Roma alla Juventus, passando per Lecce

I numeri di Chimenti attirano l’attenzione di diversi club, e la Roma di Zdenek Zeman, maestro dell’allievo Rossi, in particolare, nel 1997 decide di puntare su di lui come secondo di Michael Konsel. L’espulsione di quest’ultimo nel match contro il Lecce gli dà la possibilità di esordire col botto, parando un rigore all’attaccante avversario. E il successivo infortunio del compagno di squadra gli consente di disputare da titolare una bella fetta del girone d’andata. Dopo sole due stagioni, tuttavia, l’estremo difensore pugliese decide di fare ritorno nella terra natia, accettando la corte del Lecce.

In tre stagioni con la maglia giallorossa Chimenti si distingue ancora una colta per esplosività e difesa a zona, vivendo da protagonista due salvezze consecutive prima del ritorno in cadetteria nel 2002. Proprio in quella circostanza arriva un’altra prestigiosa chiamata, quella della Juventus di Marcello Lippi, fresca di Scudetto. In tre stagioni e mezza gioca solo 31 partite, tra le quali spicca l’esordio assoluto in Champions League contro il Manchester United, ma il suo contributo non è mai banale, soprattutto in ottica spogliatoio. Quella rosa, infatti, vince un altro tricolore e due Supercoppe Italiane, sfiorando anche il successo europeo nella celeberrima finale del 2003 contro il Milan.

Le ultime esperienze prima del ritiro

Nel gennaio 2006 Chimenti lascia Torino e passa al Cagliari, dove vive un’altra stagione e mezza da protagonista, contribuendo alla doppia salvezza dei sardi in Serie A. Successivamente passa all’Udinese, per rivestire il ruolo di vice di Samir Handanovic, ma lo spazio a propria disposizione si riduce progressivamente. Ma prima di appendere i guantoni al chiodo c’è il tempo per un’ultima esperienza, nel club dove ha vinto di più.

Tra il 2008 e il 2010, infatti, Chimenti torna alla Juventus, ma le occasioni in cui viene chiamato in causa non sono propriamente memorabili. In primis l’esordio in Europa League nella disfatta di Londra, coincisa con l’eliminazione per mano del Fulham dopo un sonoro 4-1. E poi la sconfitta contro la Sampdoria di Luigi Delneri, che a fine stagione avrebbe raggiunto la qualificazione ai preliminari di Champions League. In quella circostanza Chimenti disputa una grande partita, ma si deve arrendere a una magia di Antonio Cassano, capace di disegnare una parata imprendibile anche per lui.

Antonio Chimenti oggi: i guantoni nel cuore

Una volta terminata la carriera da calciatore, Antonio Chimenti non ha detto addio al mondo del calcio. Dal 2011, infatti, decide di insegnare i “segreti del mestiere” ai colleghi più giovani. La prima esperienza da preparatore dei portieri, tanto per cambiare, è quella con la Juventus, con gli Allievi Nazionali. Successivamente, poi, entra a far parte dello staff di Ciro Ferrara alla Sampdoria, rimanendovi però pochi mesi. In seguito inizia il sodalizio con Luigi Di Biagio, che segue prima nella Nazionale Under-21, in coabitazione, nel ruolo, con Francesco Toldo, e poi alla SPAL. Adesso, in un momento di pausa, è in attesa di una nuova sfida. Sempre nel segno della serietà e della professionalità che l’hanno contraddistinto.

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