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Milan, Modric e Amorim: il problema non è il croato, ma come viene utilizzato

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Milan, Modric e Amorim: il problema non è il croato, ma come viene utilizzato

Milan, la gestione di Modric fa discutere: Amorim lo protegge o lo limita troppo?

Luka Modric è arrivato al Milan come uno dei grandi simboli del nuovo corso rossonero, ma dopo le prime settimane della stagione 2026/27 il suo impiego è già diventato uno dei temi più discussi attorno alla squadra di Rúben Amorim. Non tanto per le prestazioni del croato, che a 41 anni non può certamente essere valutato con gli stessi parametri di qualche anno fa, quanto per il modo in cui l’allenatore portoghese sta scegliendo di utilizzarlo. Il progetto iniziale sembrava abbastanza chiaro: Modric sarebbe stato un giocatore importante, ma non un titolare fisso, con un minutaggio gestito in funzione delle caratteristiche della partita. Una scelta comprensibile considerando l’età del Pallone d’Oro e il calendario più fitto, ma che nelle ultime giornate ha iniziato a sollevare qualche interrogativo.

Il piano estivo di Amorim per Modric

Amorim aveva infatti anticipato già in estate che Modric non avrebbe giocato tutte le partite. L’idea era quella di considerarlo un elemento fondamentale della rosa, senza però trasformarlo in un titolare obbligato. Il tecnico aveva parlato della necessità di gestirlo e di scegliere le partite più adatte alle sue caratteristiche, con la possibilità di utilizzarlo sia dall’inizio sia come arma dalla panchina. Il Milan avrebbe dovuto quindi costruire una squadra capace di funzionare anche senza di lui, evitando di dipendere completamente dalla qualità del croato.

Fin qui, nulla di particolarmente sorprendente. Il problema è che la gestione concreta delle prime giornate ha mostrato una situazione leggermente diversa. Modric è stato titolare nelle prime quattro giornate di campionato, giocando 34 minuti contro il Torino, 90 contro il Venezia, 82 contro la Juventus e soltanto 45 contro la Lazio, dove è stato sostituito all’intervallo. Poi è arrivata la decisione più rumorosa: contro il Benfica, nella prima partita di Europa League, Modric è rimasto in panchina per tutti i 90 minuti.

Il caso Lazio è quello che fa più discutere

La partita dell’Olimpico rappresenta probabilmente il punto centrale di questa riflessione. Il Milan aveva chiuso il primo tempo sotto 2-0 contro la Lazio e la prestazione della squadra era stata molto negativa. Modric, insieme al resto del centrocampo, aveva sofferto enormemente il ritmo imposto dai biancocelesti. Amorim ha quindi deciso di intervenire all’intervallo, inserendo Musah al posto del croato e modificando profondamente l’atteggiamento della squadra.

La scelta ha avuto un effetto immediato. Il Milan nella ripresa ha aumentato intensità e velocità, riuscendo a rimontare fino al 2-2 grazie alla doppietta di Diego Moreira. Anche Pulisic e Rabiot, entrati nel secondo tempo, hanno contribuito a cambiare completamente il volto della squadra. A fine partita, dunque, la decisione di Amorim aveva una spiegazione concreta nei fatti: il Milan era stato troppo lento e prevedibile nel primo tempo, mentre nella ripresa aveva trovato maggiore dinamismo.

Lo stesso Amorim ha spiegato che Modric può giocare quando il Milan riesce a controllare la partita attraverso il possesso, mentre una gara trasformata in una continua corsa avanti e indietro non è ideale per il croato. Al suo posto, Musah garantiva un passo diverso e maggiori possibilità di coprire il campo.

Ed è proprio qui che nasce il dubbio. Perché se il Milan non riesce a controllare la partita, Modric viene tolto. Ma se il Milan vuole controllare la partita, non dovrebbe essere proprio Modric uno dei giocatori maggiormente utili per farlo? Il croato non può più garantire strappi continui per 90 minuti, questo è evidente. Ma possesso, gestione dei tempi, qualità del primo passaggio e capacità di uscire dal pressing sono esattamente le caratteristiche che potrebbero aiutare il Milan a trasformare una partita caotica in una gara più controllata.

Il paradosso della gestione

Il punto non è quindi stabilire se Amorim abbia sbagliato a sostituire Modric contro la Lazio. È una valutazione che può essere discussa, ma la spiegazione dell’allenatore è coerente con quello che si è visto in campo. Il vero interrogativo riguarda piuttosto il modo in cui il Milan viene costruito intorno al croato.

Amorim ha dichiarato di voler mettere Modric nelle condizioni migliori attraverso il possesso prolungato e il controllo della partita. Lo ha ribadito anche alla vigilia del Benfica, spiegando che per sfruttare il croato bisogna evitare che la partita diventi una corsa continua.

Ma questo significa anche che il Milan deve essere capace di costruire proprio quel tipo di partita. Se la squadra perde il controllo, si allunga e deve rincorrere gli avversari, Modric diventa inevitabilmente più vulnerabile. A quel punto Amorim preferisce giocatori più dinamici. Il rischio è creare una sorta di circolo vizioso: il Milan ha bisogno di controllo per valorizzare Modric, ma quando il controllo manca il croato è il primo giocatore sacrificabile.

La panchina contro il Benfica

Il secondo episodio che ha alimentato il dibattito è arrivato immediatamente dopo. Alla vigilia del debutto europeo contro il Benfica, Amorim aveva già lasciato intendere che Modric avrebbe potuto riposare. L’allenatore aveva invitato a non trarre conclusioni definitive dalla partita contro la Lazio, ricordando il valore del giocatore e spiegando di dover gestire una rosa impegnata su più fronti.

La scelta è stata poi ancora più netta del previsto: Modric è rimasto in panchina per tutta la partita. Il Milan ha perso 2-0 contro il Benfica, disputando una gara nella quale è sembrato spesso privo di idee e qualità nella costruzione offensiva. La squadra portoghese ha controllato buona parte dell’incontro e i rossoneri hanno creato pochissimo, soprattutto nel primo tempo.

Ed è inevitabile che, in questo contesto, la scelta di rinunciare completamente a Modric abbia fatto discutere. Non perché il croato avrebbe necessariamente cambiato il risultato: non esiste alcuna certezza in questo senso. Ma perché proprio in una partita nella quale il Milan faticava a costruire gioco, la qualità di Modric avrebbe potuto rappresentare una possibile soluzione.

Modric non è il problema del Milan

C’è poi un altro aspetto da sottolineare. La discussione sulla gestione di Modric rischia di diventare una scorciatoia per spiegare problemi che in realtà sono molto più ampi. Contro la Lazio il Milan non ha giocato male soltanto perché c’era Modric in campo. E contro il Benfica la difficoltà offensiva non può essere attribuita alla sua assenza.

Lo stesso Amorim lo ha sottolineato dopo la Lazio: la responsabilità non era del singolo giocatore, ma dell’atteggiamento generale della squadra. Alla vigilia del Benfica, inoltre, il tecnico ha ribadito che il Milan deve ancora trovare le caratteristiche perfette per il suo sistema e che servirà tempo per costruire la squadra.

Il problema, quindi, non è “Modric sì o Modric no”. Il vero tema è capire quale Milan voglia costruire Amorim e quale ruolo possa avere il croato all’interno di quel progetto. Se il sistema richiede intensità esasperata, pressione continua e continui ribaltamenti, Modric dovrà inevitabilmente essere gestito. Se invece il Milan vuole diventare una squadra capace di dominare attraverso il possesso, la sua presenza può diventare molto più centrale.

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