
Raffaele Palladino, allenatore dell’Atalanta, ha parlato dopo la brutta sconfitta per uno a zero contro il Bologna di Italiano. Raffaele Palladino ha perso la partita e conquistato l’Europa. È il paradosso più bello di questo pomeriggio al Gewiss Stadium, dove l’Atalanta ha ceduto 0-1 al Bologna ma ha raggiunto ugualmente il settimo posto che vale la Conference League, grazie alla sconfitta contemporanea della Lazio nel derby contro la Roma. Un risultato sul campo che brucia — un gol evitabile, una prestazione opaca, Scamacca e Samardzic tenuti in panchina per scelte tattiche che a risultato finale si potrebbe discutere — ma un traguardo stagionale che nessuno può togliere.
Il tecnico campano si è presentato ai microfoni di DAZN e poi in conferenza stampa con quella sua capacità di tenere insieme cose apparentemente contraddittorie: il dispiacere genuino per come era andata la partita e la soddisfazione altrettanto genuina per quello che la stagione aveva prodotto. Due sentimenti veri, non in conflitto tra loro. Palladino li ha espressi entrambi senza cercare scorciatoie retoriche.
Atalanta-Bologna, Palladino: “Abbiamo preso un gol evitabile. Ma la priorità era la Conference”
La partita era semplice da descrivere e complessa da spiegare. L’Atalanta aveva il settimo posto già quasi in tasca, con la Lazio impegnata nel derby contro la Roma alle 12:30 e i risultati che si stavano indirizzando nella direzione giusta. Il Bologna, dal canto suo, veniva a Bergamo senza obiettivi reali di classifica — già tranquillo nella parte medio-alta della graduatoria — e forse proprio per questo aveva giocato con quella libertà che le squadre senza pressioni sanno esprimere nei momenti più improbabili.
Il gol subìto era arrivato su un’azione che Palladino aveva già visto e riconosciuto come evitabile prima ancora di aprire bocca in conferenza: «Abbiamo preso un gol sicuramente evitabile. Ho richiamato subito l’attenzione dei ragazzi». Una critica immediata, senza aspettare che qualcuno glielo chiedesse. Il tecnico sa dove è stato sbagliato e lo dice prima che la domanda arrivi.
Ma poi ha aggiunto la parte che cambia la prospettiva dell’intera serata: «Al di là della partita la priorità era la Conference League». Una frase che non è una scusa, ma un inquadramento corretto delle priorità. L’Atalanta non era scesa in campo per vincere contro il Bologna a tutti i costi — sarebbe stato bello, certamente — ma per garantirsi il settimo posto. E quello lo ha ottenuto, indipendentemente dal risultato del Gewiss Stadium.
Dal tredicesimo posto all’Europa: il viaggio più difficile
Per capire cosa rappresenta questa Conference League, bisogna tornare al 7 novembre scorso. L’Atalanta era tredicesima in classifica, reduce da un avvio di stagione deludente sotto Ivan Juric, senza una direzione chiara e con un ambiente che cominciava a interrogarsi sul progetto. In quel contesto era arrivato Palladino, chiamato a rimettere in piedi una squadra che sembrava aver perso il filo.
Quello che è successo nei sei mesi successivi è una storia che merita di essere raccontata per intero, non ridotta a un semplice numero in classifica. «All’inizio ci sono state tante difficoltà» ha ammesso Palladino. «Abbiamo dovuto iniziare una risalita importante, però va dato merito ai ragazzi perché rischi di incappare in qualche difficoltà. Questo risultato è segno di una società ambiziosa dove si possono fare veramente grandi cose».
Dal tredicesimo posto al settimo. Dalla zona medio-bassa a un piazzamento europeo. Con un reparto difensivo decimato nelle ultime settimane, con Hien squalificato e Kossounou out per infortunio, con giocatori adattati in ruoli non propri come aveva già anticipato alla vigilia. Non è stato un percorso lineare, non è stato facile. Ma è stato reale.
«Con la famiglia Percassi ci confrontiamo molto. Questo traguardo è anche loro»
Il passaggio più significativo della conferenza è quello in cui Palladino ha parlato del rapporto con la società. Un rapporto che nelle ultime settimane era sembrato sotto pressione — le parole sulla mancanza di segnali sul futuro, le voci su Giuntoli nuovo DS, il silenzio che aveva alimentato interpretazioni di ogni tipo — e che stasera il tecnico ha voluto descrivere con una chiarezza che non lasciasse spazio ad ambiguità.
«C’è un grande rapporto con la famiglia Percassi e Pagliuca. Ci confrontiamo molto, e io li ringrazio molto perché quando raggiungi certi obiettivi è merito anche di una proprietà che sostiene tutto il mondo Atalanta. Noi meritiamo di andare in Europa».
La parola «confrontiamo» è quella che conta di più. Non un rapporto gerarchico in cui dall’alto arrivano decisioni e dal basso si obbedisce, ma un dialogo continuo tra chi allena e chi gestisce. Un confronto che ha attraversato momenti difficili — la fase di ottobre-novembre, le settimane di crisi — e che è uscito rafforzato dal percorso comune degli ultimi mesi.
E poi il riconoscimento collettivo: questo traguardo non è di Palladino, non è dei giocatori, non è della società. È di tutti insieme. «Si vince e si perde insieme» è la frase che il tecnico dice sempre alla squadra, e che stasera ha ripetuto davanti alle telecamere con la stessa naturalezza con cui la pronuncia nello spogliatoio.
Quarto allenatore a centrare l’Europa: un record nel record
C’è un dato statistico che era circolato nelle ore precedenti la partita e che qualcuno aveva portato in conferenza stampa: Palladino sarebbe diventato il quarto allenatore nella storia dell’Atalanta a centrare la qualificazione europea. Un record che si inserisce in una storia club che negli ultimi anni ha riscritto i propri canoni, passando da realtà di provincia a presenza fissa nel calcio continentale.
La risposta di Palladino aveva quella sobrietà che ti aspetti da un allenatore che non ama i riconoscimenti individuali: «Si vince e si perde insieme: è quello che dico sempre alla squadra. Sono felice e orgoglioso di aver riportato l’Atalanta in Europa. Ovvio che l’Atalanta deve essere più ambiziosa, ma siamo partiti con una situazione complicata. Siamo stati competitivi su tre fronti e siamo arrivati in Conference. Era l’obiettivo posto all’inizio e sono contento di averlo centrato».
«L’Atalanta deve essere più ambiziosa». Una frase che guarda già al futuro mentre celebra il presente. Palladino sa che la Conference League, per i parametri di un club abituato alla Champions e alle notti europee di alto profilo, non è il massimo che si possa ambire. Ma sa anche che partendo dal tredicesimo posto, con un cambio di allenatore a stagione in corso, era l’obiettivo realistico. E averlo centrato è già un risultato straordinario nel suo contesto.
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