
D’Aversa torna sul Torino: “Pensavo di restare”. E ora può diventare un’occasione per chi andrà in crisi.
Roberto D’Aversa è tornato a parlare della sua esperienza al Torino e, a distanza di alcuni mesi dalla separazione con il club granata, le sue parole raccontano soprattutto una cosa: l’allenatore aveva realmente pensato di poter continuare il proprio lavoro sotto la Mole. Non lo dice con rabbia, né con l’intenzione di riaprire una polemica con la società, ma con quella punta di amarezza inevitabile per chi, dopo essere arrivato in una situazione complicata, riesce a raggiungere l’obiettivo e immagina di essersi guadagnato sul campo la possibilità di proseguire. Il Torino, invece, ha scelto un’altra strada, affidando la panchina a Ignazio Abate. D’Aversa oggi guarda avanti, ma il suo racconto permette anche di rivalutare il lavoro fatto nella seconda parte della scorsa stagione.
Il tecnico è arrivato al Torino nel febbraio 2026, prendendo il posto di Marco Baroni dopo una fase molto delicata. La società lo aveva scelto con un contratto valido fino al 30 giugno 2026, affidandogli il compito principale di allontanare il pericolo della retrocessione. Era una situazione tipica da “allenatore di emergenza”: pochi mesi a disposizione, una squadra da rimettere in carreggiata e un margine di errore ridotto. D’Aversa è riuscito a centrare la salvezza e, soprattutto, a costruire la sensazione che il Torino potesse avere qualcosa in più rispetto a una semplice permanenza in Serie A.
“Pensavo di restare”: l’amarezza di D’Aversa
Il passaggio più significativo delle nuove dichiarazioni riguarda proprio la possibilità della conferma. D’Aversa ha spiegato di aver iniziato a pensare concretamente che il proprio destino potesse cambiare, soprattutto in virtù del rendimento mostrato dalla squadra. “Ad un certo punto ho pensato di poter cambiare il mio destino”, ha raccontato, spiegando però che alcune dinamiche gli hanno successivamente fatto capire che la società stava andando in un’altra direzione. Il tutto accompagnato da un ringraziamento nei confronti del presidente Urbano Cairo, al quale D’Aversa riconosce di avergli dato l’opportunità di vivere un’esperienza importante dopo una stagione precedente non particolarmente felice.
Il suo discorso è interessante proprio perché non contiene una vera accusa nei confronti del Torino. L’ex allenatore granata avrebbe probabilmente preferito rimanere, ma riconosce che nel calcio le decisioni societarie fanno parte del mestiere. La vera amarezza riguarda soprattutto le modalità con cui ha percepito la comunicazione della scelta. “Non pensavo di restare, ma se il direttore Petrachi me lo avesse detto avrei accettato la sua scelta”, ha spiegato D’Aversa, aggiungendo di essersi aspettato “maggior chiarezza” da una persona del valore di Petrachi.
“Io sono uno da Toro”
C’è poi una frase che probabilmente spiega meglio di qualsiasi altra cosa il rapporto costruito dall’allenatore con l’ambiente granata: “Io sono uno da Toro”. D’Aversa ha raccontato di essersi sentito nel posto giusto, in una piazza che percepiva vicina ai propri valori e nella quale aveva iniziato a vedere una possibilità concreta di costruire qualcosa. Non soltanto una squadra da salvare, quindi, ma un progetto nel quale riconoscersi.
Il riferimento al rendimento è altrettanto significativo. D’Aversa sostiene che il Torino, nella fase finale della stagione, avesse raggiunto un ritmo da Europa. È naturalmente una valutazione del diretto interessato e va letta come tale, ma fotografa bene la percezione che l’allenatore aveva del proprio lavoro: non soltanto aver evitato la retrocessione, ma aver lasciato una squadra con una base sulla quale continuare a lavorare.
La scelta del Torino su D’Aversa: non una bocciatura tecnica
Per comprendere meglio la separazione bisogna però guardare anche alla versione della società. Il Torino non aveva accompagnato l’addio con critiche nei confronti dell’allenatore. Al contrario, il comunicato ufficiale aveva ringraziato D’Aversa e il suo staff per “l’impegno, il temperamento e la qualità del lavoro” svolto durante i mesi alla guida della squadra.
Ancora più significativo è ciò che ha successivamente spiegato Petrachi. Il direttore sportivo granata ha riconosciuto esplicitamente che D’Aversa avrebbe meritato la conferma dopo il lavoro svolto. La scelta di separarsi, quindi, non sarebbe stata determinata dalla convinzione che l’allenatore avesse fallito, ma dal desiderio della dirigenza di intraprendere un percorso differente, con un tipo di calcio diverso e un’attenzione maggiore ai giovani.
Questa precisazione cambia parecchio la lettura dell’addio. D’Aversa non è stato semplicemente mandato via perché il Torino non era soddisfatto del suo rendimento. La società ha scelto di cambiare direzione. È una differenza importante anche per valutare il momento professionale dell’allenatore.
D’Aversa riparte da una salvezza conquistata in corsa
Ed è proprio questo il punto che potrebbe rendere D’Aversa particolarmente interessante per il mercato degli allenatori durante la stagione. Il suo profilo è quello di un tecnico che ha già dimostrato di saper entrare in corsa, prendere una squadra in difficoltà e lavorare rapidamente sulle esigenze più immediate.
Quando è arrivato al Torino, il compito era chiaro: risollevare una squadra reduce da una fase negativa e portarla verso una posizione di sicurezza. Non aveva a disposizione una preparazione estiva completa, non aveva costruito la rosa e non aveva scelto personalmente i giocatori. Doveva intervenire su una squadra già formata, adattare le proprie idee al materiale a disposizione e soprattutto ottenere risultati in tempi brevi.
È una caratteristica che nel calcio italiano può avere un valore enorme. Le stagioni sono lunghe, gli equilibri cambiano rapidamente e le società possono trovarsi a dover decidere se continuare con un progetto oppure cambiare allenatore. In quel momento, avere a disposizione un tecnico già abituato a lavorare in emergenza può rappresentare una soluzione concreta.
Un allenatore che può tornare utile a stagione in corso
Ecco perché il nome di D’Aversa potrebbe tornare a circolare quando inizieranno inevitabilmente le prime situazioni di crisi. Non è necessario immaginare oggi quale squadra possa chiamarlo: sarebbe prematuro. Ma se una società di Serie A dovesse trovarsi in difficoltà dopo qualche mese di campionato, con una rosa costruita per obiettivi differenti rispetto alla classifica e con la necessità di cambiare rapidamente rotta, D’Aversa potrebbe rappresentare una delle soluzioni da prendere in considerazione.
La sua esperienza al Torino è un biglietto da visita significativo proprio perché arrivata in condizioni non semplici. Un allenatore che subentra a stagione in corso deve essere capace di leggere velocemente il gruppo, capire quali giocatori possono garantirgli rendimento immediato e soprattutto non perdere settimane preziose cercando di imporre un sistema completamente nuovo.
D’Aversa ha già dimostrato di poterlo fare. E il fatto che Petrachi abbia successivamente ammesso che avrebbe meritato la conferma aggiunge un elemento ulteriore alla valutazione. Il Torino ha scelto Abate per una questione di progetto e di idee, non perché considerasse fallimentare il lavoro del suo predecessore.
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