
Il calcio non è solo un gioco di contrasti, tattica e schemi; è, prima di tutto, una questione di sogni che prendono forma attraverso il sudore e la costanza. In questa intervista esclusiva, abbiamo avuto il piacere di ospitare Marta Varriale, un pilastro difensivo che ha saputo attraversare le epoche del calcio femminile italiano con l’eleganza di chi sa leggere il gioco in anticipo. Con la maglia della Donna Roma stampata sul cuore, Marta ci ha aperto le porte del suo mondo: dal senso di responsabilità verso le nuove generazioni all’analisi lucida delle tutele professionali, fino al grande sogno di riportare il club nel massimo campionato. Una conversazione autentica che mette in luce la donna oltre la calciatrice, capace di essere una guida silenziosa ma fondamentale nello spogliatoio.
Marta Varriale si racconta
1. Marta, partiamo dalle emozioni profonde. Se guardi indietro a quando hai iniziato a tirare i primi calci a un pallone, avresti mai immaginato di arrivare a vivere il calcio a questo livello professionale?
“Assolutamente no, se mi guardo indietro e ritorno ai primi calci dati a un pallone mai mi sarei immaginata che un giorno il calcio femminile sarebbe arrivato a ciò che è oggi. Premetto che ho iniziato a giocare all’età di 10 anni per puro divertimento. Oggi mi ritrovo in una situazione in cui sono riuscita a rendere la mia più grande passione la mia attività principale; sarebbe bello poter pensare che anche nelle serie minori, in futuro, si possa vivere stabilmente di solo calcio: è un traguardo per cui si sta lavorando molto”
2. Nella tua carriera ti abbiamo vista crescere e maturare molto nel cuore della difesa. Se dovessi descriverti come calciatrice a chi non ti ha mai vista giocare, quali sono i tuoi tre punti di forza che ti rendono la ‘Marta Varriale’ che vediamo oggi in campo?
“Sono un difensore centrale mancino, posso giocare sia nella difesa a tre che nella difesa a quattro, mi piacciono molto entrambi i moduli, il braccetto nella difesa a tre forse lo preferisco perché mi permette di propormi anche un po’ più avanti. Se dovessi dirti 3 punti di forza sono sicuramente l’intelligenza tattica, quindi magari se pecco di rapidità nel breve, riesco comunque a leggere le situazioni in anticipo. Secondo punto di forza è il colpo di testa e terzo che seppur essendo mancina utilizzo molto spesso il destro. Negli ultimi due anni di Res ho fatto due gol con il piede “debole”.”
3. Se dovessi scegliere un episodio, una partita o un gol che porti nel cuore come “il momento della svolta” nella tua carriera, quale sarebbe?
“Un punto importante di svolta nella mia carriera è stato sicuramente il passaggio alla Lazio, venivo da un anno e mezzo in cui il primo anno a Pomigliano ho trovato poco spazio e gli ultimi 6 mesi a Trani non è andata bene a livello di squadra, eravamo ultimi a 0 punti. A dicembre è arrivata la chiamata della Lazio e in un anno e mezzo abbiamo ottenuto la promozione in serie A. I gol essendo un difensore centrale non sono tantissimi quindi porto dentro ognuno di questi. Il più emozionante sicuramente è stato il primo (e unico) in serie A in Empoli- Roma 1-2. Riuscii a pareggiare i conti, poi però persa alla scadere. Al di là di questo poi ho sempre fatto gol che hanno portato a punti, quindi li custodisco tutti con enorme gioia.”
4. Hai vissuto in prima persona il passaggio al professionismo in Italia. Qual è il cambiamento più grande che hai avvertito, dentro e fuori dal campo?
“Il cambiamento più grande che ho visto con il passaggio al professionismo è sicuramente legato ai contratti, su tutti vorrei dare particolare importanza alla maternità. Ieri se una calciatrice rimaneva incinta non aveva niente, oggi ha tutto, e questa per quanto mi riguarda è la cosa più importante. Come il fondo pensionistico seppur leggero, il minimo salariale, le strutture, gli staff preparati e via dicendo.”
5. Che tipo di compagna di squadra sei? Ti senti più una leader silenziosa o una di quelle che si fa sentire per caricare il gruppo nei momenti difficili?
“Sicuramente silenziosa, sono sempre stata una ragazza silenziosa e sulle sue, ma mi ritengo molto brava con le giovani. In campo da dietro aiuto la squadra, parlo tanto, incoraggio e preferisco sempre una parola di conforto nei confronti di tutte. Non ho mai fatto grossi discorsi alla squadra, non ho mai alzato la voce o preso iniziative diverse da quelle che sono le mie caratteristiche. Mi ritengo un leader silenzioso ma di grande aiuto, soprattutto per le giovani.”
6. Qual è stata l’attaccante più difficile da marcare finora e perché?
“Negli anni ne ho affrontate tante di attaccanti tutte con caratteristiche completamente diverse l’una dall’altra, ne cito due perché sono quelle che più mi sono rimaste impresse, Cristiana Girelli che tutti conosciamo, e Magdalena Sobal, affrontata l’anno scorso nel Brescia. Entrambe fisiche e molto forti.”
7. Il calcio femminile sta crescendo e con lui l’affetto della gente. C’è un messaggio o un gesto di un tifoso che ti è rimasto particolarmente impresso e che ti ha fatto dire: ‘Ecco perché amo questo sport’?
“Sicuramente il tifo nel calcio femminile è sano, ogni squadra ha un gruppetto di tifosi che segue la squadra ovunque, genitori, amici, parenti. Vedere sempre qualcuno anche in trasferta ti fa amare sempre di più questo sport.”
8. Spesso si parla delle calciatrici solo per i 90 minuti di gioco. Chi è Marta Varriale quando toglie gli scarpini? Quali sono le tue passioni o i tuoi hobby?
“Marta è una ragazza solare, introversa e con tante passioni. Mi piace leggere, passare tempo con la famiglia e stare con gli amici di sempre.”
9. C’è un traguardo o un desiderio che non hai ancora realizzato e che vorresti assolutamente raggiungere prima della fine della carriera?
“Dopo la salvezza dello scorso anno, ad oggi il mio più grande sogno è di portare il club di Donna Roma in serie A.”
10. Cosa diresti a una bambina che oggi sogna di diventare una calciatrice e magari vede in te un modello da seguire?
“Credi in te stessa perché nessuno lo farà al posto tuo, allenati, e sii rispettosa di tutti, compagne, staff, società, avversarie.”
Vogliamo rivolgere un ringraziamento profondo a Marta Varriale per la disponibilità e per la delicatezza con cui si è raccontata ai nostri microfoni. La sua storia è l’esempio di come l’umiltà e il lavoro silenzioso possano portare a traguardi straordinari. Noi di 11contro11 continueremo a seguirti con estrema attenzione, tifando per te in questo nuovo capitolo con la maglia di Donna Roma, con l’augurio che il tuo cammino sia costellato solo da successi, soddisfazioni e dalla gioia di vedere realizzati tutti i tuoi sogni. In bocca al lupo, Marta.
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