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Juventus-Hellas Verona (1-1), Spalletti: “Oggi siamo stati poca roba”

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Juventus-Hellas Verona (1-1), Spalletti: “Oggi siamo stati poca roba”

Luciano Spalletti, allenatore della Juventus, ha parlato al termine del brutto pareggio per uno a uno contro l’Hellas Verona.  La cronaca della gara si riassume in tre momenti. Il primo è l’errore di Bremer al 34′: il difensore brasiliano perde un pallone sanguinoso in uscita, Bradaric ne approfitta, crossa per Bowie che di prima trafigge Di Gregorio. Un gol che non doveva esistere, che nasce da un errore individuale grossolano di un giocatore che aveva già colpito la traversa nella stessa partita. L’ironia della giornata bianconera condensata in novanta minuti.

Il secondo momento è il ritorno di Vlahovic. Spalletti lo lancia in campo al primo minuto della ripresa al posto di Thuram, e il serbo risponde con il gol che attendeva da 179 giorni: una punizione insidiosa dal limite che sorprende Montipò mal posizionato e finisce all’angolino. Ventuno anni, centoventisei giorni. Tanti giorni senza gol per uno dei centravanti più attesi della Serie A. Che torna e segna subito, come se quel digiuno non fosse mai esistito. Un momento bellissimo, in una serata per il resto frustrante.

Il terzo momento è il recupero: Zhegrova entrato nella ripresa, colpisce il palo nel finale su una conclusione che sembrava destinata in fondo al sacco. Montipò compie anche un miracolo su Conceicao. La Juventus ha spinto, ha costruito, ha tirato. Non ha segnato il gol che avrebbe cambiato la classifica e forse il finale di stagione.

Juventus-Hellas Verona, Spalletti: «Oggi siamo stati poca roba, serve esame di coscienza»

Luciano Spalletti non si è nascosto. Dopo il fischio finale, ai microfoni di DAZN, ha detto la cosa più difficile da dire per un allenatore dopo una partita che la sua squadra avrebbe dovuto vincere: «Bisogna sempre prendere atto di quello che succede, andare ad analizzare le cose e cercare di migliorare per le prossime partite perché sono quelle che contano. È chiaro che c’è dispiacere, c’è rammarico e purtroppo succede così nel calcio».

Poi, in conferenza stampa, ha alzato il livello dell’autocritica fino a una frase che non lascia spazio a interpretazioni: «Oggi siamo stati poca roba, serve esame di coscienza». Parole dure, pronunciate con la stessa chiarezza con cui Spalletti dice le cose quando le cose vanno bene. Non è uno che edulcora per proteggere l’ambiente. È uno che chiama le cose con il loro nome, anche quando fanno male.

Ha poi analizzato cosa non ha funzionato: «Non siamo stati fortunati perché poi con un po’ più di lucidità la partita la potevamo mettere sotto controllo. Abbiamo iniziato bene, però poi non siamo stati bravi a forzarla, si è permesso loro di uscire qualche volta e di creare queste ripartenze che ci hanno costretto a fare delle corse un po’ lunghe». E poi, il passaggio forse più significativo di tutti: «Devi controllare sempre tutto, stare sveglio. Dobbiamo diventare quelli più critici nei nostri confronti, perché attraverso la critica personale migliori».

Il nervosismo che ha complicato tutto

C’è un elemento tattico e mentale che Spalletti ha evidenziato con chiarezza: il momento in cui la partita è scivolata fuori controllo non è stato il gol di Bowie, ma quello che è venuto dopo. Quando la Juventus, in svantaggio, in casa, davanti al proprio pubblico, ha cominciato ad accelerare senza la necessaria lucidità, il Verona ne ha approfittato per abbassarsi, compattarsi e difendersi con ordine.

«Quando è subentrato il nervosismo tutto è diventato più difficile» ha detto il tecnico. Ed è esattamente quello che si è visto in campo: una squadra che ha perso il ritmo, che ha cominciato a cercare soluzioni individuali invece di quelle collettive, che ha smesso di essere squadra per diventare come aveva anticipato lui stesso alla vigilia «undici grandi giocatori» anziché un collettivo. La Juventus nella sua versione migliore è una squadra che gioca insieme, che muove la palla, che attende il momento giusto. In certi tratti del secondo tempo era diventata qualcosa di diverso, più confuso, più ansioso.

Vlahovic: il ritorno del figliol prodigo

In mezzo a tutto questo, c’è una storia bella da raccontare. Dusan Vlahovic era fermo da 179 giorni per l’infortunio al soleo, il più lungo stop della sua carriera. È rientrato tra i convocati la settimana scorsa per il derby con il Milan, scendendo in campo per pochi minuti nel finale. Oggi Spalletti lo ha lanciato dal primo minuto della ripresa, sostituendo Thuram e passando a un attacco con doppia punta.

Vlahovic ha risposto come sa rispondere: con un gol. Una punizione che di per sé non è di quelle impossibili Montipò era mal posizionato ma che ha il valore di chi torna dopo mesi di lavoro silenzioso in palestra, di chi ha aspettato il suo momento senza perdere la concentrazione. Il gol numero dieci in campionato per il serbo, segnato nell’unica partita in cui è partito titolare nell’ultimo periodo.

Spalletti su di lui aveva già detto tutto alla vigilia: «Si sta allenando con grande entusiasmo, è un professionista con grande carattere, ha le giocate che mancano alla squadra». Oggi quelle parole hanno trovato una risposta concreta, anche se non è bastata a portare i tre punti.

La classifica: Champions sempre più complicata

I numeri di stasera sono quelli che preoccupano di più. La Juventus resta quarta a 65 punti  mentre il Milan è sceso a 67 dopo la sconfitta col Sassuolo, perdendo due punti di vantaggio. Il Como è a 62. La Roma, che domani sera gioca contro la Fiorentina, potrebbe portarsi a 64, cioè a un solo punto dalla Juve. In tre settimane, quello che sembrava un vantaggio confortevole si è assottigliato fino a diventare un margine che basta un pareggio a erodere.

La cosa statistica che fa più riflettere è questa: la Juventus ha mancato il successo in quattro delle ultime sei sfide casalinghe contro squadre che iniziavano la giornata in zona retrocessione. Non è un caso isolato, è un pattern che racconta di una squadra che in certi contesti fatica a esprimere la continuità necessaria. Il Verona è rimasto imbattuto in due delle quattro sfide del 2026 contro squadre nelle prime quattro posizioni pareggi contro Napoli e oggi contro la Juventus. Una squadra retrocessa che pareggia con le big non è uno scandalo, ma in questo momento della stagione il tempismo è il peggiore possibile.

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