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L’Italia ai Mondiali 2026: la “fantarosa” degli ipotetici convocati azzurri

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L’Italia ai Mondiali 2026: la “fantarosa” degli ipotetici convocati azzurri

Il mancato accesso dell’Italia ai Mondiali 2026 (per la terza volta consecutiva) ha riacceso il dibattito tecnico e generazionale attorno alla Nazionale, con particolare attenzione a un gruppo di giocatori che, nelle intenzioni tattiche dell’ultimo commissario tecnico Gennaro Gattuso, avrebbe dovuto rappresentare l’ossatura della spedizione mondiale. La lista dei 28 convocati per gli spareggi di marzo, infatti, è stata ampiamente interpretata come una sorta di pre-lista ideale, utile a delineare la struttura della squadra in caso di qualificazione.

Il quadro complessivo delineava una Nazionale giovane, fisica e tatticamente strutturata, ma ancora in fase di consolidamento rispetto alle principali potenze internazionali. Evidentemente questa rosa non avrebbe potuto comunque competere con quelle di Spagna e Francia, indicate tra le prime aspiranti al titolo sia dai media sia dalle quote sulla vincente dei Mondiali 2026, ma forse sarebbe stata in grado di spingersi un po’ in là nel tabellone ad eliminazione diretta, complice un format totalmente rinnovato e aperto a 48 squadre. Del resto, bisogna considerare che l’Italia negli anni delle vittorie storiche non è mai partita con lo status di favorita in senso assoluto.

In caso di qualificazione tramite i playoff, l’Italia sarebbe stata inserita nel Gruppo B. Il sorteggio ufficiale della FIFA, svoltosi il 5 dicembre 2025 a Washington, aveva infatti già assegnato lo slot della vincente di quel percorso di spareggio (poi vinto dalla Bosnia ed Erzegovina) all’interno del secondo raggruppamento del torneo. Le avversarie designate nel girone sarebbero state: Canada (paese co-ospitante e testa di serie), Svizzera e Qatar. Un girone tutto sommato abbordabile, con la sola compagine elvetica classificabile come vera e propria spina nel fianco.

Il reparto portieri

Nel gruppo dei portieri, la gerarchia appariva ormai definita. Gianluigi Donnarumma, oggi al Manchester City, rimaneva il punto fermo assoluto, forte di un’esperienza consolidata tra PSG e competizioni europee. Alle sue spalle, Marco Carnesecchi (Atalanta) e Alex Meret (Napoli) garantivano continuità nel campionato italiano, mentre Elia Caprile (Cagliari) rappresentava l’opzione emergente, inserita per ampliare le rotazioni e proiettare il gruppo verso il futuro.

Esperienza e rinnovamento in difesa

Il pacchetto arretrato si basava su una miscela di profili già affermati e giovani in crescita. Alessandro Bastoni (Inter) e Federico Dimarco (Inter) costituivano il riferimento tecnico-tattico del lato sinistro, mentre al centro la coppia Alessandro Buongiorno (Napoli) e Giorgio Scalvini (Atalanta) veniva considerata una delle più promettenti del panorama europeo.

Riccardo Calafiori (Arsenal), ormai stabilmente inserito in un contesto internazionale, aggiungeva duttilità sia da centrale sia da esterno. Sul lato destro, Andrea Cambiaso (Juventus) e Gianluca Mancini (Roma) offrivano soluzioni complementari. Federico Gatti (Juventus) garantiva fisicità pur senza essere un titolare inamovibile. Completavano il reparto Diego Coppola (Paris FC) e Marco Palestra (Cagliari), profili inseriti per rotazioni e crescita progressiva. Leonardo Spinazzola (Napoli), pur condizionato da alcuni problemi fisici negli anni precedenti, restava una possibile alternativa di esperienza.

La mediana

Il centrocampo rappresentava il cuore del sistema ipotizzato da Gattuso. Nicolò Barella e Davide Frattesi (Inter) incarnavano la componente dinamica e offensiva delle mezzali, nonostante quest’ultimo sia stato tutt’altro che titolare nel Biscione. Sandro Tonali (Newcastle) agiva da regista basso con compiti di costruzione e prima pressione: si è spesso rivelato come il vero motore della mediana.

Manuel Locatelli (Juventus) offriva una variante più posizionale, utile nella gestione dei ritmi, mentre Bryan Cristante (Roma) garantiva equilibrio e copertura. Niccolò Pisilli (Roma), tra i più giovani del gruppo, veniva considerato un prospetto da inserire gradualmente in un contesto competitivo internazionale.

Rebus offensivi

Il reparto offensivo si basava su una struttura a due punte, coerente con il 3-5-2 utilizzato nelle gare decisive degli spareggi contro Polonia e Bosnia ed Erzegovina. Gianluca Scamacca (Atalanta) e Mateo Retegui (Al-Qadsiah) rappresentavano le prime opzioni per il ruolo di centravanti, alternandosi in base alle caratteristiche dell’avversario, nonostante entrambi siano stati reduci da anni non indimenticabili.

Lo stesso valeva per due alternative come Moise Kean (Fiorentina) e Giacomo Raspadori (Atalanta), che offrivano invece soluzioni più mobili, capaci di agire anche tra le linee. Matteo Politano (Napoli) garantiva ampiezza e capacità di rientro mentre Francesco Pio Esposito (Inter) veniva inserito come giovane alternativa di prospettiva. Nicolò Cambiaghi (Bologna), convocato in extremis per il forfait di Federico Chiesa, rappresentava un profilo utile per imprevedibilità e profondità.

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