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Non solo gioie: i problemi del Como per la Champions

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Non solo gioie: i problemi del Como per la Champions

La scalata di Fabregas e della sua squadra è stata bellissima. Una squadra di provincia arrivata in Serie A da poco e, dopo appena 2 anni, già qualificata alla Champions. Certo, non è la classica favola della squadra di provincia. Sappiamo benissimo che il Patron del Como è il proprietario più ricco di tutta la Serie A. Questo però non significa nulla. I soldi bisogna saperli spendere in modo oculata, programmando e costruendo un progetto serio e sostenibile. Altrimenti si rischia di fare la fine del Chelsea degli ultimi anni. La pura qualificazione sul campo, però, non basta al Como per garantirsi liberamente l’accesso e la giocabilità senza restrizioni della Champions League. Per poterla giocare in regola, ci sono alcuni parametri da rispettare e che i Lariani dovranno mettere in ordine.

Non solo gioie: i problemi del Como per la Champions
Assoluto trascinatore di questa cavalcata per l’Europa è Anastasios Douvikas. 14 reti totali in Serie A. Di queste 6 sono avvenute nelle ultime 12: decisive per permettere al Como l’accesso alla prossima Champions League.

Como in Champions: la questione stadio

Il Sinigaglia è uno stadio bellissimo che ha permesso ai tifosi del Como di assistere in prima persona alla qualificazione in Champions della propria squadra. C’è però un problema: non rispetta tutte le norme UEFA per ospitare gare di della massima competizione europea oltre i turni preliminari. Non si tratta della capienza, visto che quella minima è di 8000 mentre il Sinigaglia arriva appena oltre i 12000. I veri problemi riguardano altri parti dello stadio.

Prima tra tutte la curva dei tifosi di casa, realizzata in tubolari metallici temporanei. Mentre dalla UEFA viene richiesto che ogni parte degli spalti sia fisso e permanente. Fortunatamente però, il Como si è già mosso per risolvere il problema. Già dal lunedì dopo l’ultima di campionato, sono partiti i lavori per smontare i vecchi tubolari e i seggiolini che sono stati messi in vendita ai tifosi, devolvendo il ricavato in beneficenza. Adesso c’è solo l’attesa per la costruzione della nuova sede dei tifosi di casa.

Oltre questo sono da adeguare la larghezza del campo, 66 metri attuali contro i 68 minimi richiesti, aumentare la capienza dei posti riservati, aumentare numero e disposizioni dei bagni nella struttura, oltre all’adeguamento dell’illuminazione del campo e dell’ampliamento della tribuna stampa.

Nulla di insormontabile. A patto che i lavori inizino velocemente e, altrettanto velocemente, vengano portati a conclusione. In alternativa è stata la UEFA stessa a indicare il Mapei Stadium del Sassuolo come sostitutivo per le partite in casa. Almeno fino a quando non verranno risolte tutte le problematiche del Sinigaglia.

Il problemi dal punto di vista economico

L’ingresso nelle coppe europee porta indubbiamente tanti vantaggi. Porta con se anche oneri e obblighi. Uno di questi è il vecchio Financial Fair Play. Se media e tifosi lo utilizzano ancora come termine di riferimento, gli organi europei lo hanno sostituito con organismo che fondamentalmente vigila sulle finanze. Tutte le squadre devono sottostare a un regime di spese che non superino il 70% dei ricavi totali per quanto riguarda conti inerenti al calcio giocato (cartellini e stipendi di squadra e staff). I Lariani al momento dovrebbero rientrare di una discreta cifra e difficilmente ci riuscirà in tempo per l’inizio della fase a girone unico di Champions League. In questo caso, molto probabilmente si andrà incontro a un accordo con la UEFA: il classico Settlement Agreement che prevederà un piano di rientro sul medio/lungo periodo. Strumento questo, già utilizzato da Inter, Roma, Milan e Juventus. 

Non solo gioie: i problemi del Como per la Champions
Baturina sarà uno dei cardini chiave della prossima stagione del Como. Soprattutto visto la quasi certa partenza di Nico Paz in direzione Madrid. Purtroppo però, è già oltre i limiti massimi per diventare un calciatore del vivaio, avendo già 23 anni.

La lista per la Champions League del Como?

I problemi di sostenibilità e allo stadio però, sono questioni minime. La società si è dimostrata molto competente fino a questo momento. Siamo sicuri che continuerà sulla strada giusta. A preoccupare maggiormente è più una questione di rosa. Quando si presenta la lista dei calciatori per le varie fasi ci Champions League, bisogna rispettare alcune regole. Ogni squadra deve includere almeno 8 giocatori cresciuti nei vivai italiani, senza limiti di nazionalità. Di questi, 4 devono essere cresciuti nel proprio. Un calciatore è considerato formato dopo aver trascorso almeno 3 anni, prima del compimenti dei 21, sotto contratto con un club italiano, anche se in prestito all’estero. Al momento il Como ha presente solamente Vigorito e Goldaniga a essere formati nel vivaio Nazionale. Rispettivamente 0 e 14 minuti giocati nella Serie A appena conclusa.

La soluzione è investire sul mercato. Non sarà facile però. Infatti, già all’inizio della scorsa stagione Fabregas si era lamentato dell’eccessivo prezzo chiesto a volte dai club italiani per i propri giovani. In Serie A, in effetti, molti club sperano di vendere a cifre vicine a quelle di Premier League, dimenticandosi di non avere minimamente le stesse possibilità d’introito. Questa stagione probabilmente sarà peggio. La conoscenza comune è che per iscriversi senza penalità di rosa ulteriore a quelle che verranno imposte dal Settlement Agreement, il Como dovrà spendere in territorio Nazionale. In calciatori giovani o meno. Tutto questo cercando anche di sostituire Nico Paz, visto il quasi certo ritorno al Real. La situazione è difficile ma non impossibile. Anche qui siamo sicuri che l’attenta programmazione dei Lariani saprà risolvere questo problema.

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