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ESCLUSIVA – Riccardo Allegretti si racconta tra campo e panchina

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ESCLUSIVA – Riccardo Allegretti si racconta tra campo e panchina

Dopo molte interviste nel calcio femminile, in questo’ occasione andiamo a conoscere meglio un calciatore che ha militato a lungo in Serie B e Serie A, Riccardo Allegretti. Classe 1978, centrocampista di qualità con una grande abilità nel battere i piazzati, ha militato in molte piazze importanti togliendosi belle soddisfazioni in carriera prima del ritiro dal calcio giocato e dell’inizio dell’avventura da allenatore. Di seguito l’intervista integrale. 

Riccardo Allegretti si racconta

Ciao Riccardo, grazie mille per averci concesso quest’intervista. La prima curiosità che mi viene è: hai giocato tantissimi anni in più categorie del calcio italiano, c’è una partita che consideri come la più significativa della tua carriera?

Di partite importanti ne ho giocate tante. Sicuramente arrivare in Serie A è stato il massimo del traguardo che ho raggiunto, era ciò a cui aspiravo quando ero un ragazzino, ed averlo raggiunto è stato bellissimo.

L’esordio in Serie A è un sogno per ogni calciatore italiano: che ricordi hai di quel momento?

L’esordio in Serie A è avvenuto nel Como, alla seconda giornata di campionato. Ricordo perfettamente quella giornata, l’emozione che provai. Ed è uno dei ricordi più belli che ho nei 20 anni di professionismo fatti. 

Quale è il ricordo più bello della tua carriera da giocatore? C’è una piazza a cui ti senti più legato? 

La squadra a cui sono più legato è la Triestina. È la piazza dove ho militato per più tempo, la città dove ho conosciuto mia moglie e dove sono nate le mie figlie, dunque, per una serie di fattori è quella a cui mi sento più vicino. Come partite a cui sono più legato sicuramente c’è quella della promozione in Serie A contro il Como, quella della salvezza ottenuta con la Triestina, e poi una vittoria ottenuta contro il Palermo per 4-2 quando giocavo nel Bari: questo è il podio di match che ricordo con maggior affetto.

Se dovessi scegliere un compagno “simbolo” di tutta la tua carriera chi sarebbe?

Come compagno ti dico Granoche perché è un ragazzo con cui ho avuto un ottimo rapporto quando ero calciatore e che poi ho avuto con me come collaboratore quando ho iniziato a fare la carriera da allenatore. Dunque, ti dico lui anche se mi sono trovato benissimo con molti dei compagni avuti in carriera. 

Hai qualche rimpianto legato alla tua carriera – magari per un trasferimento sfumato o qualche scelta fatta – oppure sei soddisfatto di tutto quanto?

Sicuramente col senno di poi una scelta, di andare in una determinata piazza dove ho avuto delle problematiche non la rifarei. In generale però posso dire che – nonostante una carriera di alti e bassi anche per alcune problematiche di infortuni – sono soddisfatto della carriera che ho avuto e delle soddisfazioni che mi son tolto giocando tante partite. Chiaramente ho anche qualche rimpianto, legato a miei errori ma al tempo stesso fa tutto parte di un processo di crescita.

ESCLUSIVA - Riccardo Allegretti si racconta tra campo e panchina

Tra tutti gli allenatori che hai avuto chi ti ha lasciato qualcosa in più rispetto agli altri?

Dal punto di vista calcistico sicuramente Gian Piero Ventura, sia per il tipo di calcio che ci ha fatto fare, sia per vari aspetti che ho notato delle sue metodologie che mi han colpito. Dal punto di vista umano poi devo dire che mi sono trovato con tanti allenatori che ho avuto in carriera – ed al di là di qualche episodio – devo dire che conservo un buon ricordo di tutti.

Quanto è stato difficile il passaggio dal campo alla panchina? Cosa cambia nella gestione dello spogliatoio quando passi dall’essere compagno all’essere invece la guida? 

Fare l’allenatore è un qualcosa che devi sentire dentro, questo perché allenare comporta un impegno assoluto se lo vuoi fare bene, ad alti livelli. È un mestiere impegnativo, sicuramente più di quello del calciatore, perché l’allenatore non stacca mai e pensa al calcio 24 ore al giorno. Per essere un buon allenatore bisogna essere credibile, trasparente perché così facendo ci si guadagna il rispetto dello spogliatoio ed i giocatori ti seguono. In caso contrario invece non sempre si viene seguiti.

Quale è il sogno di Riccardo Allegretti per la carriera da allenatore?

Mi piacerebbe continuare ad allenare sempre con la stessa passione. Questo è il sogno, il desiderio che ho per quel che riguarda la mia carriera da allenatore. Avere passione è la cosa più importante – al di là dell’aspetto economico e della categoria dove si allena – perché se c’è il giusto entusiasmo ha senso continuare ad allenare, se invece quello manca è il momento di smettere. 

Per concludere poi una curiosità Riccardo: c’è un gol segnato a cui sei più legato per qualche ragione?

Per quanto riguarda i gol segnati in carriera son contento di averne segnati un po’, quasi tutti su punizione – il mio marchio di fabbrica per quanto riguarda le reti – che è il motivo per cui molta gente si ricorda di me, la mia qualità migliore. Se devo sceglierne una più importante delle altre dico quella segnata col Como quando abbiamo vinto il campionato di Serie B.

Un grande grazie mille a Riccardo Allegretti per averci concesso quest’intervista,  raccontandoci di lui, dei suoi obiettivi da allenatore e della sua lunghissima carriera da calciatore. Noi di 11contro11 ti auguriamo il meglio e continueremo a seguirti ed a fare il tifo per te. 

Fonte immagini: foto fornite dall’intervistato

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