
Crystal Palace 1 Rayo Vallecano 0: ilCrystal Palacevince la finale UEFA Conference League 2025-26. Il primo trofeo europeo della storia di un club fondato nel 1905. La prima coppa continentale che entra nella bacheca delle Eagles, già arricchita dalla FA Cup vinta nella scorsa stagione e dalla Supercoppa d’Inghilterra di agosto. Oliver Glasner, che tra qualche giorno lascerà la panchina del Palace per una nuova avventura, saluta con il modo più bello possibile: un trofeo europeo, il più grande della storia del club.
La finale di Conference League: Palace controllato, Rayo pericoloso, Mateta decisivo
La finale della Red Bull Arena è stata esattamente quello che ci si aspettava: una partita tattica, con pochi spazi, in cui entrambe le squadre hanno cercato di non commettere errori piuttosto che di imporre il proprio gioco in modo spettacolare. Il Crystal Palace di Glasner era arrivato in finale come squadra più organizzata, con Kamada e Pino come armi principali in fase offensiva e una solidità difensiva costruita nel corso di tutta la competizione. Il Rayo Vallecano di Iñigo Pérez era l’avversario più scomodo possibile: compatto, verticale, capace di colpire in ripartenza con la velocità di Camello e la qualità di Trejo.
Il primo tempo è stato un equilibrio quasi perfetto. Nessuna vera occasione da gol, molto possesso del Palace, molto pressing del Rayo. Kamada — che aveva già disputato una finale europea con l’Eintracht nel 2022 sotto la guida dello stesso Glasner — aveva cercato di trovare gli spazi senza mai riuscire ad aprire le difese spagnole. Dall’altra parte Camello aveva colpito con un primo tiro velleitario che Henderson aveva controllato senza problemi.
Il gol arriva al 51′. Pino riceve sulla destra, guarda il secondo palo, e mette in mezzo un cross teso e preciso. Mateta — che per tutta la partita era stato in lotta con i difensori del Rayo senza riuscire a vincere un duello — questa volta anticipa tutti e trova il gol di testa nell’angolino. Henderson, dall’altra parte, non può fare niente. 1-0 Crystal Palace.
Da quel momento in poi la partita cambia. Il Rayo si apre necessariamente, comincia ad attaccare con più uomini, concede spazi che il Palace non riesce però a sfruttare per chiudere definitivamente. L’occasione più clamorosa arriva all’88’: Lejeune, sugli sviluppi di un calcio di punizione, prova la girata di testa ma spedisce la palla lontanissima dalla porta. E Camello, all’83’, aveva provato la sua conclusione spalle alla porta finendo abbondantemente oltre la traversa. Il Rayo ci crede fino alla fine, ma il gol del pareggio non arriva. Il Crystal Palace è campione d’Europa.
Mateta e la storia del Milan: il rigetto che si trasforma in oro
La storia nella storia di questa finale riguarda Jean-Philippe Mateta, e vale la pena raccontarla per intero. A gennaio il Milan — in cerca di un attaccante per rimpiazzare le partenze e le difficoltà offensive — aveva tentato di acquistare il centravanti francese. Le trattative erano arrivate quasi a conclusione, poi il Milan aveva richiesto visite mediche aggiuntive a causa di dubbi sulla tenuta del ginocchio destro. Quelle visite avevano prodotto un responso negativo, o comunque abbastanza incerto da spingere i rossoneri a rinunciare all’operazione.
Mateta era rimasto al Palace. E stasera ha segnato il gol che vale la Conference League. Il Milan, dal canto suo, ha guardato la finale probabilmente con un misto di sollievo e rimpianto. Sollievo perché la situazione del ginocchio era evidentemente seria abbastanza da giustificare il no di gennaio. Rimpianto perché un attaccante che segna il gol della finale europea è per definizione un attaccante che vale la pena rischiare, ginocchio o no.
Glasner e l’addio più bello: tre trofei in due anni
Oliver Glasner lascia il Crystal Palace da campione d’Europa. Un finale di storia che in pochi avrebbero immaginato quando l’allenatore austriaco era arrivato a Selhurst Park nell’estate del 2024 con l’incarico di costruire qualcosa di diverso dopo anni di campionati di Serie A inglese senza infamia e senza lode.
In due stagioni ha vinto la FA Cup, la Supercoppa d’Inghilterra e ora la Conference League. Tre trofei. Per un club che nella sua storia ne aveva vinti pochissimi, è una rivoluzione culturale oltre che sportiva. «La squadra di Glasner ottiene il suo primo, storico trionfo in Europa» — una frase semplice che racconta tutto quello che questo allenatore ha costruito in questi due anni.
Lacroix ai microfoni di Sky dopo la partita: «Davvero incredibile essere qui a celebrare questa vittoria, che rappresenta la fine migliore di un percorso fantastico. Penseremo all’Europa League, ora godiamoci questa vittoria». Un difensore che ha incarnato la solidità del Palace in questa Conference — pochissimi gol subiti nel corso del torneo, una compattezza difensiva che ha fatto la differenza nelle partite più difficili.
E Wharton, il centrocampista giovane su cui il club sta costruendo il futuro: «Pazzesco, è la prima volta che il Crystal Palace vince un trofeo continentale e dobbiamo godercelo. Ora giocheremo l’Europa League, è davvero pazzesco». La parola «pazzesco» ripetuta due volte in una frase dice tutto su come un ragazzo di ventitré anni stia elaborando un momento che non avrebbe mai immaginato di vivere.
Un club che non doveva nemmeno essere qui
C’è un dettaglio della storia del Crystal Palace in questa Conference League che merita di essere ricordato, perché aggiunge un livello di romanticismo quasi incredibile a questa notte di Lipsia. Il Crystal Palace non avrebbe nemmeno dovuto giocare la Conference League: si era qualificato per l’Europa League ma la scorsa estate era stato retrocesso in Conference a causa del possesso di quote societarie condivise con un altro club europeo — una delle norme UEFA sulla multi-proprietà che in molti considerano burocraticamente asfissianti ma che esistono per garantire l’integrità delle competizioni.
Retrocesso in Conference, il Palace ha trovato nel torneo minore il palcoscenico più grande della sua storia. Una di quelle ironie del calcio che il calcio sa costruire meglio di qualsiasi sceneggiatore.
>>Pino e Kamada: i due fantasisti che hanno reso possibile tutto
Al di là di Mateta e del gol decisivo, la finale di Lipsia ha avuto due protagonisti tecnici che vale la pena nominare esplicitamente. Yéremy Pino, l’esterno spagnolo ex Villarreal, è stato il giocatore più in forma del Crystal Palace in tutta la competizione. Tra i giocatori con 500 o più minuti giocati in Conference League in questa stagione, Pino è primo per occasioni create per 90 minuti, primo per occasioni create su azione per 90 minuti e vanta il miglior dato di Expected Assist per 90 minuti. È lui a servire il cross per il gol di Mateta: un cross teso, preciso, difficile da difendere. Il frutto di una stagione intera costruita su quella qualità.
Daichi Kamada, il giapponese che aveva già vissuto una finale europea con l’Eintracht nel 2022 — sempre con Glasner in panchina — è stato meno determinante stasera ma ha offerto quella qualità tecnica e quella visione di gioco che ha caratterizzato il gioco del Palace nel corso dell’intera competizione. Solo Carlo Holse del Samsunspor ha fornito più assist in questa Conference League rispetto a Kamada, che ne conta quattro. Stasera l’assist è mancato, ma il lavoro oscuro — i movimenti senza palla, il pressing, la costruzione — c’era.
Il Rayo Vallecano: una finale onorevole per il club dei quartieri
C’è anche il lato del Rayo Vallecano da raccontare, perché questa squadra non merita di essere ricordata solo per la sconfitta. Il club dei quartieri operai di Madrid — Vallecas, un nome che nel calcio spagnolo evoca resistenza, identità, appartenenza — ha fatto qualcosa di straordinario solo arrivando a questa finale. Solo la seconda volta nella storia del club in una delle grandi competizioni europee, e subito una finale.
Iñigo Pérez ha costruito una squadra con un’identità precisa: compatta, intensa, difficile da battere. La finale di Lipsia ha confermato queste qualità: per quasi novanta minuti il Rayo ha tenuto in scacco un Crystal Palace più ricco e più esperto, ha creato le proprie occasioni, e non si è mai arreso nemmeno dopo il gol subito. È una sconfitta onorevole, quella di stasera. Una di quelle che fanno male ma che costruiscono qualcosa per il futuro.
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