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Dalic riparte da Dubai: dopo la Croazia, nuova sfida con gli Emirati Arabi Uniti

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Dalic riparte da Dubai: dopo la Croazia, nuova sfida con gli Emirati Arabi Uniti

Dalic riparte da Dubai: l’era d’oro croata si chiude, ora la sfida è ripartire dagli Emirati.

Chiudere un ciclo lungo nove anni non è mai semplice, soprattutto quando quel ciclo ha regalato al proprio Paese le pagine più belle della propria storia calcistica. Ma il calcio, si sa, è fatto anche di cicli che finiscono, per quanto gloriosi possano essere stati. E oggi tocca proprio a Zlatko Dalic, storico commissario tecnico della Croazia, voltare pagina: dopo l’eliminazione ai sedicesimi di finale dei Mondiali 2026 per mano del Portogallo, il tecnico croato ha scelto di ripartire da una nuova avventura internazionale, accettando la panchina della nazionale degli Emirati Arabi Uniti.

Dalic-Emirati. Nove anni che hanno cambiato la storia della Croazia

Per capire davvero il peso di questo addio, bisogna fare un passo indietro e ripercorrere brevemente cosa ha rappresentato Dalic per il calcio croato. Nominato commissario tecnico nel 2017, in piena emergenza durante la fase di qualificazione mondiale, il tecnico nato a Livno ha guidato la sua nazionale attraverso quello che con ogni probabilità resterà il periodo più straordinario dell’intera storia calcistica del Paese balcanico.

Il punto più alto è arrivato subito, nel 2018, con la storica finale mondiale raggiunta in Russia contro la Francia, prima e finora unica finale iridata nella storia della Croazia. Ma il ciclo Dalic non si è certo fermato lì: quattro anni più tardi, in Qatar, la nazionale a scacchi ha centrato uno straordinario terzo posto, eliminando lungo il cammino anche il Brasile e arrendendosi soltanto all’Argentina poi campione del mondo. E ancora, nel 2023, un’altra finale sfiorata, quella di Nations League, persa contro la Spagna. Insomma, un allenatore capace di rendere la Croazia una presenza fissa e temuta ai piani altissimi del calcio internazionale, nonostante le risorse oggettivamente inferiori rispetto alle grandi potenze del pallone europeo.

L’ultimo Mondiale, quello disputato negli Stati Uniti quest’estate, ha però segnato la fine anticipata rispetto alle ambizioni: eliminazione ai sedicesimi contro il Portogallo, un risultato che, seppur dignitoso, non è bastato a far proseguire ulteriormente l’avventura croata nel torneo. E proprio da quell’uscita di scena è partita la riflessione, condivisa con la propria famiglia, che ha portato Dalic a scegliere di chiudere definitivamente il proprio rapporto con la federazione croata.

Una separazione annunciata, con un pizzico di malinconia

Va detto che quella tra Dalic e la Croazia non è stata una rottura improvvisa o polemica, ma una separazione maturata con il tempo, quasi fisiologica dopo un ciclo così lungo e intenso. Lo stesso tecnico, rientrato in patria dopo il Mondiale, aveva lasciato intendere chiaramente come i tempi fossero ormai maturi per una svolta, parlando esplicitamente della fine di un’era, quella legata ai giocatori più esperti della propria generazione, riferendosi implicitamente anche al possibile addio alla nazionale di simboli assoluti come Luka Modric.

Non è un caso, del resto, che proprio in contemporanea con l’addio di Dalic si stia consumando anche la fine dell’esperienza in nazionale di Modric, quasi a certificare simbolicamente la chiusura definitiva di un’intera epoca del calcio croato. Per la successione sulla panchina della nazionale a scacchi, i principali candidati individuati dalla federazione sarebbero due volti storici del calcio croato: Slaven Bilic, già commissario tecnico tra il 2006 e il 2012, favorito secondo le prime indiscrezioni, e Ivica Olic, ex attaccante ora alla ricerca di una propria consacrazione internazionale in panchina.

Il ritorno a una terra conosciuta

Se per la Croazia si apre ora un nuovo capitolo tutto da scrivere, per Dalic quella degli Emirati Arabi Uniti rappresenta in realtà un gradito ritorno più che un salto nel buio. Il tecnico 59enne, infatti, conosce benissimo la realtà calcistica emiratina, avendo già allenato tra il 2014 e il 2017 l’Al-Ain, il club più titolato del Paese, con cui riuscì a conquistare il campionato nazionale nella stagione 2014-2015. Un’esperienza che gli aveva permesso di conoscere a fondo l’ambiente, la cultura e le dinamiche del calcio locale, elementi che con ogni probabilità hanno pesato non poco nella scelta della federazione emiratina di puntare proprio su di lui per rilanciare il proprio movimento calcistico a livello di nazionale maggiore.

Secondo quanto riportato dai media, l’accordo tra le parti prevederebbe un contratto pluriennale, con un ingaggio annuale che si aggirerebbe intorno ai cinque milioni di euro, cifra che testimonia ancora una volta quanto le federazioni calcistiche del Golfo siano disposte a investire pur di assicurarsi allenatori di caratura internazionale, seguendo un trend che negli ultimi anni ha coinvolto sempre più spesso tecnici e giocatori europei di primissimo livello.

La missione di Dalic: rilanciare gli Emirati

Il compito che attende Dalic a Dubai è tutt’altro che semplice. La nazionale degli Emirati Arabi Uniti occupa attualmente una posizione piuttosto modesta nel ranking FIFA, intorno alla sessantottesima posizione, ben lontana dai fasti che la federazione emiratina vorrebbe invece raggiungere in tempi relativamente brevi. Il tecnico croato eredita quindi un progetto tutto da ricostruire, con l’obiettivo dichiarato di riportare il calcio emiratino a competere con continuità nelle principali competizioni asiatiche e, magari, tornare a sognare una qualificazione mondiale che manca ormai da diversi cicli.

Va detto che quella degli Emirati Arabi Uniti non è una nazionale completamente sguarnita di qualità, ma piuttosto un progetto che negli ultimi anni ha faticato a trovare continuità di risultati e identità di gioco, complice anche un cambio piuttosto frequente sulla propria panchina. La speranza della federazione, con l’arrivo di un allenatore abituato a gestire pressioni e aspettative importanti come quelle vissute in Croazia, è che Dalic possa finalmente portare quella stabilità tecnica e quella mentalità vincente che finora sono mancate al movimento calcistico locale.

Dalic-Emirati: Un trend sempre più diffuso

La scelta di Dalic si inserisce peraltro in un fenomeno ormai consolidato nel panorama calcistico internazionale, con sempre più allenatori di grande esperienza europea che scelgono di proseguire la propria carriera guidando nazionali del Golfo Persico o del Medio Oriente in generale, attratti sia dalle importanti disponibilità economiche che dall’ambizione crescente di questi Paesi di affermarsi stabilmente anche a livello calcistico internazionale, non solo attraverso gli investimenti nei rispettivi campionati domestici.

Per Dalic si apre quindi un capitolo completamente nuovo della propria carriera, lontano dai riflettori e dalla pressione mediatica europea, ma con l’ambizione intatta di lasciare il proprio segno anche in questa nuova, affascinante sfida professionale. Chissà se, tra qualche anno, riuscirà a ripetere con gli Emirati anche solo una piccola parte di quanto costruito con la sua Croazia.

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