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ESCLUSIVA – Intervista con la mental coach Giulia Giudice: tra social media e importanza della salute mentale

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ESCLUSIVA – Intervista con la mental coach Giulia Giudice: tra social media e importanza della salute mentale

Dopo aver parlato nei mesi scorsi dell’ importanza dell’alimentazione nel mondo del calcio, oggi andiamo ad indagare – attraverso l’intervista fatta alla mental coach Giulia Giudice – quanto la sfera mentale impatti nel mondo del pallone.

Ciao Giulia, grazie mille per averci concesso quest’intervista. La prima curiosità che mi viene da chiederti è: quanto conta oggi la preparazione mentale rispetto a quella atletica nel calcio moderno?

Si ha il preconcetto per cui si pensa che la parte mentale sia un’aggiunta alla parte di lavoro atletica, ma in realtà la preparazione mentale è quella fondamentale. Investire solamente sulla parte atletica non è sufficiente. Ad alti livelli, la differenza tra giocatori che hanno la stessa capacità tecnica, infatti, la fa l’aspetto mentale. Infatti, la componente atletica ti porta in partita, mentre l’aspetto psicologico determina cosa farai nella partita e come lo farai. Attraverso la gestione delle emozioni, si possono governare anche i gesti tecnici come un passaggio o anche la capacità di rimanere concentrato dopo un errore.

I social media ormai sono di utilizzo quotidiano: quanto aumentano la pressione sui giocatori?

Al giorno d’oggi, i social media hanno aumentato tantissimo le pressioni sui giocatori. Infatti, fino a 10-15 anni fa al termine di una partita si riceveva un feedback dai propri compagni di squadra, dall’allenatore, da alcuni tifosi e da alcuni giornalisti e opinionisti sportivi. Al giorno d’oggi, invece, grazie ai social, tutto questo si è amplificato in maniera incredibile. Spesso e volentieri neanche finisce la partita che già determinati gesti tecnici, come errori o grandi giocate, sono di dominio pubblico.

Questo porta ad una grandissima interazione (video, meme) di quelle determinate situazioni di gioco. Tutto questo porta, dunque, ad una pressione veramente enorme che si sviluppa in alcuni punti. Il primo meccanismo è quello relativo alla gestione dell’errore che si rivede appunto in una grande esposizione, nell’ingigantimento della situazione stessa, nella creazione di meme di scherno che possono causare gravi problemi di fiducia. Un altro punto molto importante è il fatto che la prestazione si sposta da seé stessi alla voglia di arrivare ad avere un positivo giudizio esterno. Questo causa, spesso e volentieri, dei comportamenti differenti nei giocatori.

Per questa ragione è importante avere degli aiuti e supporti esterni

Come possiamo vedere, i calciatori dicono di leggere i commenti online e, per una mente umana, com’è dimostrato, l’aspetto negativo anche a fronte magari di tantissimi commenti positivi è quello che rimane più impresso. Il nostro cervello, infatti, si fossilizza sulle cose negative e spesso questo porta a chiudersi e non riuscire a reagire. Per cercare di sfuggire a tutto ciò, al giorno d’oggi molti giocatori magari non usano i social prima delle gare, non leggono i commenti, li bloccano sotto ad alcuni post dei loro social per evitare di ricevere troppe critiche e al tempo stesso si fanno affiancare da psicologi e Mental coach.

Tutto ciò si può vedere anche in altri sport, oltre al calcio, come nel caso della tennista Naomi Osaka ci ha proprio parlato della pressione psicologica che ha subìto a lungo e che l’ha portata a prendere spesso delle decisioni drastiche durante i tornei. In definitiva, possiamo dunque dire che è molto importante prendersi cura del proprio corpo ma, riguardo alla pressione che c’è oggi, curare nel modo giusto anche l’aspetto mentale fa rendere al meglio un atleta. Proprio per questo, anche l’aspetto dei social network ha una grande rilevanza.

ESCLUSIVA - Intervista con la mental coach Giulia Giudice: tra social media e importanza della salute mentale

Quali difficoltà psicologiche vivono oggi i giovani calciatori? L’esposizione mediatica folle e le cifre super che si guadagnano fin da “ragazzini” incide sulla poca qualità e fame che sembra esserci nelle nuove generazioni di calciatori?

Innanzitutto, una cosa sbagliata che si fa spesso volentieri è il confronto. Oggi, infatti, si tende spesso a confrontare un calciatore molto giovane con un giocatore del passato. Il tutto senza considerare che i tempi sono cambiati, il calcio stesso è cambiato e dunque i confronti andrebbero evitati, visto che si parla di epoche differenti. Questi, infatti, portano spesso e volentieri un ragazzo giovane ad una grande esposizione, ma al tempo stesso anche a vivere in un contesto di grande solitudine. Questo soprattutto se i vari giocatori iniziano a viaggiare fin da piccolissimi, a vivere distanti dalla famiglia, e a non sapere di chi potersi fidare e di chi no. Molte volte succede che, chi avvicina giovani calciatori, lo fa solamente per interesse.

Ci sono inoltre molte paure che possono insorgere, come ad esempio il timore di perdere tutto per degli infortuni, o magari anche più banalmente un cambio di allenatore che, per un giocatore giovane in rampa di lancio, potrebbe rappresentare un momento di svolta o, al tempo stesso, anche un momento di interruzione di un percorso di crescita. Infatti, perdere del tempo in un’età fondamentale per capire molti aspetti del calcio, che sia per un infortunio, o per una mancata fiducia da parte di un allenatore, è un qualcosa di veramente problematico quando si è agli inizi della carriera.

Perfezionismo e salute mentale secondo Giulia Giudice, mental coach

Un altro aspetto importante è il concetto di “perfezionismo”. Infatti, molto spesso si può notare che dei giovanissimi giocatori nelle categorie giovanili vengono incensati, anche con grandi paragoni, con aggettivi più che positivi. Al momento del salto nel professionismo, tuttavia, questi calciatori si rendono conto che, in realtà, non sono è gli unici a possedere determinate qualità. Questo porta a una serie di problematiche, anche e soprattutto a livello psicologico. In questo contesto, infatti, si tende ad avere una minor fiducia nelle proprie qualita e anche a tentare delle giocate in meno. Questo può decisamente impattare sul percorso di crescita. Ogni cosa che accade in un determinato momento lo si può vedere come una critica e questo rende difficile l’emergere delle qualità. Un aspetto veramente importante, quindi, che differenzia un buon talento da un grande giocatore è quello dell’aspetto mentale.

L’esempio del paragone tra Yildiz e Del Piero

Facciamo un esempio concreto: il numero 10 della Juventus, Yildiz, spesso e volentieri viene accostato ad Alessandro Del Piero. Questo paragone non è funzionale perché, se da un lato in qualche maniera può fare piacere e può aumentarne l’autostima, dall’altra può diventare negativo. Questo perché il giocatore stesso tenderà magari ad emulare il personaggio del passato a cui viene accostato, e soprattutto perché in molti momenti questo paragone potrà pesare.

Il giovane, in questo caso, infatti, non sarà più lui stesso ma sarà “il nuovo Del Piero“. Tutto quel che farà, dunque, potrà venire amplificato in senso positivo o in senso negativo, in base alle performance. Tutta questa pressione extra, porterà ad una serie di problematiche a livello mentale, soprattutto quando il giocatore magari non riuscirà a rendere al massimo per una serie di problematiche (che possono essere tattiche o fisiche).

Quali errori fanno più spesso gli allenatori nella gestione emotiva dei giocatori?

La comunicazione è una cosa veramente molto importante. Quando un allenatore corregge solamente l’errore sbaglia, perché porta un giocatore a giocare per non perdere. Questo lo porterà al tempo stesso anche a non rischiare e quindi a non giocare più per vincere. Se un giocatore entra nell’ottica che l’errore trovato in una giocata è qualcosa che causa problemi, gioca per non sbagliare. Non rischiando più, però, non risulterà neanche decisivo in positivo e questo è un problema, se si vuole provare a vincere. Bisogna quindi sviluppare una comunicazione che porti a parlare degli aspetti negativi riuscendo a trasformarli in positivi. A livello di comunicazione, quindi, non bisogna dare giudizi parziali (solo negativi o solo positivi), ma vedere la situazione nel complesso, dicendo anche un qualcosa di positivo che aiuti la persona a comprendere il contesto.

Altri errori comunicativi commessi dall’allenatore, secondo la mental coach Giulia Giudice

Un altro errore molto comune che si fa è quello di criticare un calciatore per aver avuto una reazione, che è una cosa sbagliata ma non va considerata fine a sé stessa. Infatti, attaccare una persona anziché il suo comportamento o il gesto, può causare altri problemi. IL segreto è quello di comprendere le ragioni profonde che sottostanno a quella reazione.

Un altro aspetto poi che andrebbe evidenziato, e che in alcuni contesti invece non si fa, è quello relativo alla spiegazione dell’esclusione. Bisognerebbe infatti spiegare ai giocatori il perché della loro esclusione. Spiegare il motivo di una panchina, di una tribuna, è fondamentale. Un ulteriore errore che spesso si commette è quello del trattare tutte le persone allo stesso modo. Questo è sbagliato, semplicemente perché ogni persona è differente dall’altra. Un metodo che va bene per un giocatore, infatti, può non andar bene per un altro. Un punto chiave è quello relativo alla valorizzazione: un allenatore dovrebbe dimostrare totale fiducia nei propri calciatori, elogiandoli in contesti differenti e non solo nei momenti semplici.

In definitiva, dunque, un bravo allenatore deve essere soprattutto un bravo comunicatore. Entrambi gli aspetti, quello mentale e quello tattico, sono fondamentali e fanno rendere al meglio un giocatore.

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Giulia Giudice, nel calcio si parla ancora troppo poco di salute mentale e mental coach: come mai secondo te?

La prima cosa che mi viene in mente è la cultura della forza. Per decenni, i calciatori sono stati legati al concetto del sentirsi forti, del non doversi lamentare o del non dover chiedere aiuto, non ammettendo la fragilità. Tutto perché, questo, poteva arrivare ad influenzare il giudizio sulle proprie capacità atletiche. Queste fragilità, quindi, venivano viste in maniera negativa. Infatti, si pensava che se una persona fosse risultata “problematica”, questo aspetto avrebbe potuto influenzarne la carriera, e magari, la professione sarebbe potuta risultare intaccata da questo aspetto psicologico.

Un altro elemento è dato poi dal fatto che, se si hanno dei problemi fisici, questi si vedono. Le problematiche mentali, invece, sono degli aspetti invisibili e quindi meno facili da notare e affrontare. Questo porta a sottovalutare il problema, poiché lo stato d’animo di una persona non si può effettivamente comprendere se non lo si è vissuto. Un ulteriore fattore è quello economico e socio-culturale. Spesso i calciatori che guadagnano milioni di euro vengono visti come persone che possiedono tutto e che “non possono essere tristi”. Un altro fattore che influisce sulla non analisi della salute mentale è quello relativo all’esposizione. Giocatori famosi e conosciuti, infatti, non vogliono che la loro privacy venga resa di dominio pubblico.

Considerazioni finali sulla differenza di visione tra calciatore e tifoso

Queste considerazioni non hanno nessuna base logico-scientifica e sono completamente errate. Gli aspetti da indagare sono tanti e, purtroppo, ancora si fa molto poco. Per non parlare, poi, dei problemi “inisibili” e non considerati come tali dai tifosi e dai fruitori del prodotto-calcio. I giocatori cambiano squadra, paese, lingua in cui si esprimono e questo influenza tantissimo il loro stato d’animo. Tuttavia, questi aspetti vengono ignorati e dati per scontato. Per tale ragione, per un calciatore è difficile aprirsi e parlarne come se questo fosse un problema (dato che la maggior parte della popolazione non lo considera tale).

In questa prima parte abbiamo indagato la sfera relativa al campo dei social media, dell’esposizione e dell’importanza della salute mentale. Nei prossimi giorni uscirà la seconda parte dell’intervista, con l’approfondimento relativo alla performance ed alla gestione della pressione. Ringraziamo intanto la mental coach Giulia Giudice per tutte queste esaustive risposte. 

Fonte immagini: fornite dall’intervistata

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