
Inter, l’addio a sorpresa di Ausilio: scudetti, finali di Champions e parametri zero, il bilancio di un’epoca.
Quando pensavi che il calciomercato avesse ormai esaurito le sue sorprese, con le porte del mercato estivo chiuse da poche ore, ecco arrivare una notizia che ha lasciato di sasso l’intero ambiente nerazzurro: Piero Ausilio lascia l’Inter con effetto immediato. Una separazione shock, arrivata praticamente a mercato appena concluso, che mette fine a un legame lungo 28 anni tra il dirigente milanese e il club di viale della Liberazione.
Cosa è successo tra Ausilio e l’Inter, in poche parole
Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, Ausilio starebbe firmando in queste ore la risoluzione consensuale del proprio contratto, che sarebbe scaduto naturalmente nel giugno 2027. Alla base della rottura, un mancato accordo sul rinnovo: il direttore sportivo chiedeva un prolungamento pluriennale, sulla falsariga di un 1+2 o comunque di un’estensione di tre stagioni, mentre dalla dirigenza nerazzurra è arrivata sul tavolo soltanto una proposta annuale, alle stesse cifre dell’attuale contratto. Una distanza di vedute che, evidentemente, non è stata colmata nelle ultime settimane di trattative, portando le parti a scegliere la via della separazione consensuale, senza polemiche né strappi eclatanti, ma con un pizzico di amarezza reciproca che filtra comunque dalle prime ricostruzioni.
Un aspetto che colpisce, se vogliamo, è proprio il tempismo: l’addio si consuma a mercato appena chiuso, quasi a voler evitare interferenze con le ultime operazioni in entrata e in uscita completate dal club negli scorsi giorni. Ma è comunque una tempistica che lascia presagire un cambio ai vertici dell’area sportiva più veloce del previsto, con ripercussioni che potrebbero farsi sentire già in vista della sessione di gennaio.
Una vita intera in nerazzurro
Per capire davvero la portata di questa notizia bisogna ripercorrere la storia professionale di Ausilio, che coincide praticamente con un’intera epoca della storia recente dell’Inter. Nato a Milano nel 1972, Ausilio aveva iniziato come calciatore nelle giovanili della Pro Sesto, ma un grave infortunio al ginocchio, rimediato in uno scontro giovanile con un allora giovanissimo Carlo Cudicini, gli aveva chiuso anzitempo la carriera da giocatore, spingendolo a reinventarsi dall’altra parte della barricata.
L’approdo in nerazzurro risale a cavallo tra il 1997 e il 1998, quando arriva all’Inter con un contratto di appena sei mesi come segretario del settore giovanile: quei sei mesi, col tempo, sarebbero diventati 28 anni. Nel corso di questo lungo percorso, Ausilio ha ricoperto diversi ruoli, diventando prima responsabile organizzativo del vivaio al fianco di Beppe Baresi, poi direttore del settore giovanile, con una breve parentesi anche allo Spezia come direttore sportivo tra il 2003 e il 2005. Proprio in quegli anni, tra un impegno e l’altro, si è anche laureato in Giurisprudenza, con una tesi dedicata al doping e alle scommesse sportive come illecito.
Nel dicembre 2010 il salto definitivo verso la prima squadra, come braccio destro dell’allora direttore sportivo Marco Branca, di cui avrebbe ereditato il ruolo nel febbraio 2014, proprio agli albori di un periodo complicato per l’Inter nell’immediato post-Triplete.
I successi in dodici anni da direttore sportivo
Da lì in avanti, il bilancio parla chiaro: tre scudetti conquistati sotto le gestioni tecniche di Antonio Conte, Simone Inzaghi e più recentemente Cristian Chivu, tre Coppe Italia, tre Supercoppe italiane e ben due finali di Champions League raggiunte negli ultimi quattro anni, seppur senza riuscire ad alzare al cielo la coppa più prestigiosa. Un percorso costruito prima al fianco di Walter Sabatini e poi, soprattutto, in coppia con Beppe Marotta, con cui Ausilio ha rappresentato per anni un vero e proprio marchio di garanzia sul mercato nerazzurro.
Tra i colpi più significativi della sua gestione spicca senza dubbio l’operazione che portò Lautaro Martinez in nerazzurro, strappato al Racing Club per 25 milioni di euro superando una concorrenza internazionale piuttosto agguerrita. Ma la firma di Ausilio si ritrova anche in tanti altri affari diventati ormai iconici nella storia recente del club, come la capacità di intercettare parametri zero di lusso quali Onana, Mkhitaryan, Zielinski, Calhanoglu e Thuram, colpi che hanno permesso all’Inter di restare competitiva anche in un contesto economico non sempre semplicissimo. Andando ancora più indietro nel tempo, va ricordato anche il fiuto dimostrato nello scouting giovanile, quando fu proprio Ausilio a portare in nerazzurro un sedicenne Mario Balotelli, strappato al Lumezzane dopo appena due giorni di trattative.
Un curriculum che, non a caso, gli è valso anche un riconoscimento individuale di prestigio: il premio di Best Sporting Director dell’anno ai Globe Soccer Awards del 2024, una consacrazione internazionale per un lavoro silenzioso ma fondamentale nella costruzione delle fortune nerazzurre degli ultimi dieci anni.
Chi prende il suo posto
Con l’addio di Ausilio, l’Inter dovrà ora accelerare per individuare rapidamente un profilo in grado di raccogliere un’eredità tutt’altro che semplice da gestire. Le prime indiscrezioni indicano in Dario Baccin, attuale collaboratore dell’area sportiva nerazzurra, il nome in pole position per la promozione al ruolo di nuovo direttore sportivo. Una scelta che garantirebbe continuità interna, evitando strappi troppo bruschi nella filosofia di scouting e di gestione del mercato che negli anni ha reso l’Inter una delle società più efficienti d’Europa in termini di rapporto qualità-prezzo delle proprie operazioni.
Cosa cambia ora per l’Inter senza Ausilio
Resta da capire quanto questo terremoto dirigenziale possa incidere sugli equilibri della squadra nel breve e medio periodo. Il mercato di gennaio, storicamente più delicato da gestire per le squadre italiane, rappresenterà il primo vero banco di prova per la nuova area sportiva nerazzurra, chiamata a dimostrare di poter reggere il peso di un’eredità tanto ingombrante quanto prestigiosa. Nel frattempo, tra i tifosi interisti serpeggia un misto di gratitudine per quanto costruito in questi 28 anni e di curiosità, se non di apprensione, per un futuro che si apre all’improvviso su scenari fino a ieri del tutto imprevedibili.
Una cosa è certa: difficilmente la storia recente dell’Inter, fatta di scudetti, parametri zero geniali e ripetute cavalcate europee, potrà essere raccontata senza il nome di Piero Ausilio in un ruolo da assoluto protagonista. Si chiude quinidi un capitolo storico per il dirigente ormai ex nerazzurro. Fatto di momenti altissimi e anche molto bassi, ma, alla fine, il bilancio è sicuramente estremamente positivo.
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