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Milan Futuro, 2 anni di errori: dalla C alla D, il progetto che non ha mai funzionato

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Milan Futuro, 2 anni di errori: dalla C alla D, il progetto che non ha mai funzionato

Quando il Milan ha annunciato il Milan Futuro nell’estate del 2024, lo ha fatto in grande stile. Conferenza stampa, discorsi programmatici, la promessa di un ponte solido tra il settore giovanile e la prima squadra. Zlatan Ibrahimovic, ancora in quel momento figura centrale della dirigenza rossonera con il ruolo di senior advisor di RedBird Capital, aveva detto una frase destinata a suonare come una profezia al contrario: «Per noi Milan e Milan Futuro saranno una sola squadra. Ciò che farà Fonseca, lo farà anche Bonera. La filosofia è la stessa, un copia-incolla».

Un copia-incolla. Beh, in un certo senso ci aveva azzeccato: la prima squadra e il Milan Futuro, nella stagione 2024-25, hanno condiviso lo stesso caos, la stessa gestione approssimativa, gli stessi errori di programmazione. Esonero di Fonseca, retrocessione di Bonera: due delusioni parallele, quasi programmate. Prendere alla lettera la promessa di Ibrahimovic ha portato a un risultato che nessuno aveva messo nel conto.

Ora il Milan Futuro è in Serie D, quarto posto nel girone B con i playoff come unica speranza per tornare tra i professionisti. Una stagione che è il riflesso esatto di quella precedente: non un disastro assoluto, ma comunque lontanissima dalle ambizioni con cui il progetto era partito.

Il primo anno di Milan Futuro: 15 milioni di euro e una retrocessione storica

Partiamo dall’inizio, perché la storia del Milan Futuro ha senso solo se letta dall’inizio. Il club rossonero è entrato in Serie C nell’estate 2024 subentrando al posto dell’Ancona, esclusa dal campionato. Un’occasione colta al volo, con un investimento dichiarato di circa 12 milioni di euro, saliti a 15 con il mercato di gennaio. Una cifra fuori categoria per il Girone B di Serie C, che avrebbe dovuto garantire una rosa competitiva e un percorso di crescita solido per i giovani rossoneri.

Come allenatore fu scelto Daniele Bonera, ex difensore del Milan che aveva lavorato come collaboratore tecnico della prima squadra. Una scelta che aveva già fatto discutere al momento dell’annuncio, perché Ignazio Abate che aveva allenato la maggior parte di quei ragazzi nell’Under 19 con ottimi risultati cera stato di fatto messo da parte e poi lasciato andare. Le ragioni di quella scelta non sono mai state chiarite del tutto in pubblico, ma le voci interne parlavano di tensioni tra Abate e Ibrahimovic, legate anche al trattamento riservato a Maximilian, figlio di Zlatan, nella gestione giovanile.

Il risultato è noto: il Milan Futuro ha chiuso il campionato 2024-25 all’ultimo posto nel Girone B. Poi ha perso i play-out contro la SPAL vittoria per 1-0 all’andata, sconfitta 0-2 al ritorno  retrocedendo in Serie D. Prima seconda squadra italiana a scendere tra i dilettanti nella storia. Un primato di cui nessuno aveva bisogno.

Bonera fu esonerato, ma troppo tardi. Massimo Oddo arrivò quando la situazione era già compromessa, non riuscendo a raddrizzare una stagione già perduta. Uno dei ritardi più criticati nella gestione Kirovski: l’esonero del tecnico bresciano arrivò con settimane di ritardo rispetto a quando la situazione richiedeva un intervento.

Kirovski: l’uomo di Ibrahimovic che è rimasto nonostante tutto

Il nome attorno a cui ruota l’intera vicenda Milan Futuro è quello di Jovan Kirovski. Ex calciatore con trascorsi nel Borussia Dortmund e in altri club europei. Poi dirigente ai Los Angeles Galaxy proprio negli anni in cui lì giocava Ibrahimovic: è questo il curriculum che lo aveva portato a diventare responsabile generale e direttore sportivo del Milan Futuro nel luglio 2024.

La sua nomina aveva sollevato qualche sopracciglio fin dall’inizio, perché Kirovski non aveva esperienze significative nel calcio europeo e la Serie C è un campionato con caratteristiche molto specifiche. Difficile da leggere anche per chi lo conosce bene. I risultati avevano poi confermato le perplessità iniziali: un budget fuori categoria speso male, acquisti a gennaio come Magrassi e Branca ottimi giocatori ma classe 1993 e 1992, poco in linea con la filosofia di sviluppo giovani con stipendi molto alti e un rendimento che non ha giustificato la spesa. Cessioni quasi a costo zero di talenti come Bozzolan, Alesi e Omoregbe, che avrebbero potuto rappresentare valore per il club.

Dopo la retrocessione, la logica avrebbe voluto un cambio. Le voci di un suo addio erano insistenti, le pressioni interne evidenti. Invece, contro quasi ogni previsione, Kirovski è stato confermato per la stagione 2025-26. Una scelta che aveva lasciato perplessi i tifosi e molti addetti ai lavori, motivata ufficialmente dalla volontà di dare continuità al progetto e di «imparare dagli errori». Secondo alcune fonti, l’unica variabile che aveva potuto salvarlo era la volontà di Ibrahimovic di mantenerlo in sella.

Il bilancio di questi due anni su Kirovski è difficile da girare in positivo: retrocessione storica, investimenti disordinati, cessioni penalizzanti, scelte tecniche discutibili. Ora il suo contratto scade a luglio 2026 e stando alle ultime indiscrezioni questa volta i discorsi per il rinnovo non sono mai nemmeno iniziati. L’addio sembra praticamente scontato.

La stagione in Serie D: meglio, ma ovviamente non abbastanza

Bisogna essere onesti: rispetto all’anno precedente, il Milan Futuro in Serie D ha fatto meglio. La squadra guidata da Massimo Oddo rimasto in panchina anche nella nuova stagione ha trovato un certo equilibrio, si è adattata alla categoria e si è stabilizzata nelle posizioni alte del girone B. Quarto posto a 53 punti, in piena corsa per i playoff.

La rosa è stata completamente ridisegnata. Molti giocatori over sono stati inseriti accanto ai giovani della Primavera. Con l’obiettivo dichiarato almeno a parole di creare una squadra che potesse competere per tornare tra i professionisti. In campo si vede una squadra con una certa identità, che cerca di costruire il gioco e che ha in Magrassi un riferimento offensivo affidabile.

Ma il contesto fa ancora riflettere. Il Milan Futuro gioca in Serie D, la quarta divisione del calcio italiano, contro squadre semiprofessionistiche con budget nettamente inferiori al proprio. I contratti di molti giocatori rossoneri sono ancora da professionisti. Legati all’AC Milan come club di Serie A il che crea una situazione paradossale in cui atleti che percepiscono stipendi da professionisti giocano davanti a poche centinaia di spettatori in stadi di provincia.

Vincere la Serie D non è la stessa cosa che vincere la Serie C. E il ritorno tra i professionisti  passerà o dai playoff o da un eventuale ripescaggio, che dipende da fallimenti altrui. Non esattamente il percorso di crescita ordinato che era stato promesso in fase di presentazione.

Il problema vero: le scelte che vengono dall’alto

C’è un tema che attraversa tutta la storia del Milan Futuro e che va ben oltre Kirovski o Bonera o i risultati sul campo. È il tema delle scelte dirigenziali, delle decisioni prese negli uffici prima ancora che gli allenatori scendano in campo.

Il progetto è nato in fretta, su un posto liberato dall’esclusione dell’Ancona, senza una vera pianificazione pluriennale alle spalle. Il responsabile è stato scelto sulla base di un rapporto personale, quello tra Ibrahimovic e Kirovski ai Galaxy, piuttosto che sulla base di competenze specifiche nel calcio italiano. L’allenatore è stato scelto scavalcando chi aveva già dimostrato di saper lavorare con quei ragazzi. Quando le cose sono andate male, si è esitato troppo prima di intervenire. Quando si è intervenuto, si è confermato chi aveva causato i problemi.

È uno schema che i tifosi del Milan riconoscono bene, perché lo hanno visto applicato anche alla prima squadra negli stessi anni. Decisioni prese con criteri non sempre chiari, figure di riferimento scelte per ragioni che non sempre coincidono con la competenza tecnica, una comunicazione verso l’esterno spesso distante dalla realtà interna. Il copia-incolla di cui parlava Ibrahimovic, in questo senso, ha funzionato alla perfezione.

Oddo e i ragazzi: l’unica cosa che funziona

In questo quadro complessivo piuttosto grigio, c’è una nota positiva che vale la pena riconoscere: Massimo Oddo sta facendo un buon lavoro con quello che ha. L’allenatore pescarese, arrivato a stagione in corso nel 2024-25 quando ormai era tardi, ha poi avuto la possibilità di impostare questa stagione dall’inizio e si vede.

La squadra ha un’identità difensiva più solida rispetto all’anno scorso, i giovani vengono gestiti con più attenzione, e il quarto posto finale nella regular season è comunque un risultato positivo in assoluto. Magrassi ha messo a segno numeri importanti, Cappelletti e Tartaglia hanno mostrato qualità sulle fasce, e il portiere Torriani  che è probabilmente il giocatore più interessante dell’intera rosa in ottica prima squadra ha continuato il suo percorso di crescita.

La domanda che resta

Il Milan Futuro serve davvero a quello che dovrebbe servire? Serve a far crescere i talenti del settore giovanile. Ad accompagnarli nel passaggio dal calcio giovanile a quello degli adulti, a ridurre il divario tra Primavera e prima squadra?

Due anni dopo la nascita del progetto, la risposta è ancora poco chiara. Qualche giocatore ha trovato continuità, qualcuno ha fatto il salto verso la prima squadra in modo graduale. Ma il numero di talenti ceduti sottocosto o persi per strada Bozzolan, Alesi, Omoregbe pesa sulla bilancia quanto le storie di crescita riuscite.

Il club sostiene di voler continuare con il progetto, indipendentemente dalla categoria. Ed è giusto non abbandonare un’idea che in sé ha senso Juventus Next Gen e Atalanta U23 dimostrano che le seconde squadre possono funzionare, se gestite bene. Il punto è proprio questo: gestite bene. Con persone competenti, con una pianificazione seria, con criteri di scelta che mettano al centro lo sviluppo dei giocatori e non le relazioni personali di chi decide.

Se il Milan Futuro tornerà in Serie C, sarà una buona notizia. Ma il vero test non sarà il risultato sportivo di maggio: sarà quello che la dirigenza rossonera deciderà di fare da giugno in poi, con chi e con quale visione.

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