
L’Aston Villa ha vinto la sua terza coppa europea della storia, la prima Europa League. Quarantaquattro anni dopo la Coppa dei Campioni alzata nel 1982 contro il Bayern Monaco, i Villans tornano a essere campioni d’Europa. E lo fanno nel modo più convincente possibile: 3-0 al Friburgo in una finale che non ha mai avuto davvero storia, con una prestazione che ha mostrato tutta la differenza di qualità tra le due squadre. Tielemans al 41′, Buendía al 45’+3, Rogers al 61′. Tre gol, tre storie diverse, un solo racconto: l’Aston Villa di Unai Emery è una macchina da guerra europea.
Europa League: la favola del Friburgo e la fame dell’Aston Villa
Prima di entrare nel vivo della partita, vale la pena fermarsi un secondo sul significato di questa finale per entrambe le squadre.
Il Friburgo non aveva mai giocato una finale europea in tutta la sua storia. Club di una città di centomila abitanti nel Baden-Württemberg, famoso per il suo calcio pulito e per una filosofia societaria quasi unica in Germania — niente debiti, niente stelle, sviluppo dei giovani come priorità assoluta. Arrivare a Istanbul era già un miracolo sportivo, costruito gara dopo gara con rimonte clamorose: il 5-1 al Genk dopo aver perso l’andata, il 6-1 complessivo al Celta Vigo, la rimonta contro il Braga in semifinale. Un percorso che aveva fatto innamorare il calcio europeo.
L’Aston Villa, invece, arrivava da favorita dichiarata. Seconda nel girone di Europa League con sette vittorie e una sola sconfitta, quattordici gol segnati e sei subiti. Una squadra costruita per vincere, con un budget che il Friburgo si sogna, e soprattutto con Unai Emery in panchina — l’uomo che questa coppa la conosce a memoria.
Emery e il record che vale la storia
Cinque Europa League. Cinque. Tre con il Siviglia — 2014, 2015, 2016 — una con il Villarreal nel 2021, e adesso questa con l’Aston Villa. Nessuno nella storia di questa competizione è mai arrivato a questo numero. Emery non vince l’Europa League, la abita. La conosce come le proprie tasche, sa come si prepara una finale, come si gestisce la pressione, come si trasmette ai giocatori la mentalità giusta per un appuntamento di questo tipo.
E si è visto in campo. L’Aston Villa è scesa sul prato del Besiktas Park con la sicurezza di chi sa esattamente quello che deve fare. Nessuna tensione evidente, nessun atteggiamento rinunciatario. Pressing alto sin dal primo minuto, costruzione dal basso ordinata, transizioni veloci. Un’identità di gioco riconoscibile, applicata con la lucidità di chi ha già vissuto queste serate mille volte.
La partita: pressing alto e Friburgo in apnea
Dal punto di vista tattico, questa finale ha avuto una storia abbastanza chiara. Nella prima fase di gioco entrambe le squadre si sono studiate, con il Friburgo che cercava di costruire dal basso secondo le proprie abitudini — il 4-2-3-1 ordinato di Streich, con molta densità a centrocampo e la capacità di verticalizzare rapidamente sulle fasce.
Il problema è che l’Aston Villa non gliene ha dato il tempo. Emery aveva preparato la gara con un pressing altissimo sulle uscite del portiere Atubolu e dei centrali difensivi tedeschi, con Watkins e Buendía come prime linee di pressione e il centrocampo pronto a scalare in avanti immediatamente al recupero palla. Il Friburgo, come aveva già evidenziato la cronaca live durante la gara, ha sofferto enormemente questa pressione nella costruzione dal basso — esattamente il punto debole che Emery aveva identificato e sfruttato.
Ogni volta che il Friburgo cercava di impostare, trovava uno o due giocatori dell’Aston Villa addosso prima ancora di poter alzare la testa. Il risultato è stato una squadra tedesca spesso costretta a rinunciare al possesso e a giocare lungo, perdendo quasi sempre il duello aereo contro la difesa inglese.
Il gol di Tielemans: schema da calcio d’angolo perfetto
Il vantaggio è arrivato al 41′, e il modo in cui è arrivato dice tanto sulla cura dei dettagli di questo Aston Villa. Calcio d’angolo, Rogers batte dalla destra, cross preciso sul secondo palo, e Tielemans si inserisce sul pallone calciando al volo in modo impeccabile. Atubolu non può arrivare.
Non è un gol fortunato. È uno schema da calcio d’angolo preparato in allenamento, con movimenti precisi, tempistiche studiate, e un giocatore — Tielemans — che da quella posizione sa cosa fare. Il belga sta vivendo la sua migliore stagione da quando è arrivato a Birmingham, e in questa finale ha dimostrato di essere un giocatore da grandi occasioni: equilibrio in mezzo al campo, personalità nei momenti importanti, e questo gol a coronare una serata quasi perfetta.
Buendía chiude il primo tempo: il sinistro a giro che vale il doppio vantaggio
Se il gol di Tielemans era frutto di uno schema preparato, quello di Buendía al 45’+3 è stata pura classe individuale. McGinn serve l’argentino sul limite destro dell’area, Buendía controlla, guarda la porta, e lascia partire un sinistro a giro che si infila nell’angolo lontano con una precisione chirurgica. Atubolu è bravo, arriva quasi sull’angolo, ma non può farci niente. È quel tipo di gol che i portieri mettono nel cestino dei rimpianti pur sapendo che c’era poco da fare.
Buendía in questa Europa League è stato il giocatore più determinante dell’Aston Villa. Tecnica sopraffina, visione di gioco, capacità di inventare nella trequarti avversaria. Ha quel qualcosa che rende le squadre imprevedibili: quando riceve palla in zona calda, non sai mai cosa farà. Potrebbe dribblare, potrebbe servire, potrebbe tirare. E spesso, qualunque cosa scelga, la sceglie bene.
Finisce il primo tempo 2-0. Il Friburgo è ancora vivo formalmente, ma nella sostanza la partita è già scritta.
La ripresa: Rogers chiude i conti, il Friburgo sparisce
Nella ripresa il Friburgo ha provato a riaprire la partita, ma non ne aveva i mezzi. La difesa dell’Aston Villa — Konsa e Pau Torres al centro, Carlos e Digne sulle fasce — non ha mai concesso nulla di pericoloso, gestendo con sicurezza ogni tentativo offensivo tedesco.
Al 61′ Morgan Rogers ha messo il sigillo definitivo. Inserimento in area, palla ricevuta in verticale, conclusione precisa. Il 3-0 ha chiuso definitivamente ogni discussione. Il Friburgo ha accusato il colpo e non ha più trovato le energie per reagire. Watkins, che nel finale aveva avuto più spazio con la squadra tedesca costretta ad alzarsi, ha sfiorato il quarto gol un paio di volte senza trovare il gol — che sarebbe stato comunque superfluo.
Il Friburgo e la sconfitta che non cancella niente
C’è una cosa importante da dire sul Friburgo, al di là del 3-0 subito. Questa squadra ha fatto qualcosa di straordinario solo arrivando a questa finale. Con un budget che è una frazione di quello dell’Aston Villa, con un’identità di gioco costruita in anni di lavoro paziente, con una filosofia societaria che va contro quasi tutto quello che il calcio moderno sembra insegnare.
Hanno perso contro una squadra più forte, più ricca, più esperta. Non è una sconfitta di cui vergognarsi. È una sconfitta che apre una porta: quella di un club che ora sa di poter stare in Europa, che sa cosa significa giocare una finale, che tornerà.
Il loro allenatore ha gestito la partita con dignità, non ha mai rinunciato a giocare il calcio che conosce anche quando la situazione era complicata. E i tifosi tedeschi, presenti in massa sulle tribune di Istanbul, non hanno mai smesso di cantare. Nemmeno dopo il terzo gol.
Emery: il maestro delle finali
La parola che torna sempre quando si parla di Emery è gestione. Gestione dei momenti, degli uomini, delle pressioni. In questa finale lo si è visto nel modo in cui l’Aston Villa ha approcciato la gara: nessun nervosismo, nessun affanno, una squadra che sapeva esattamente quando accelerare e quando rallentare.
Cinque Europa League non arrivano per caso. Arrivano perché hai un’idea di calcio chiara, perché sai come si prepara una competizione a eliminazione diretta, perché sai che nelle finali i dettagli fanno la differenza. I tre gol dell’Aston Villa — un corner lavorato alla perfezione, un gol di qualità individuale, un inserimento in verticale — sono tre dettagli diversi. Tre soluzioni diverse per lo stesso problema. Ed è esattamente questo che rende Emery un allenatore fuori categoria in questa competizione.
Dove vedere il calcio in streaming e come risparmiare
Su DAZN, al costo di 34,99 euro al mese, è possibile vedere tutte le partite della Serie A, la Serie B e la Liga spagnola.
Sky offre la sua piattaforma streaming NOW con il Pass Sport, che include 3 partite per turno di Serie A, la Serie C, quasi tutta la Champions League (185 partite), l’Europa League, la Conference League, la Supercoppa UEFA, oltre alla Premier League e alla Bundesliga.
Amazon Prime Video costa 4,99 euro al mese e include tutti i servizi Prime oltre alle 18 migliori partite della Champions League del mercoledì.
Bonus: come avere un abbonamento alle piattaforme streaming e risparmiare
Esistono alcuni servizi che consentono di condividere l’account delle migliori piattaforme streaming (DAZN, NOW, Netflix, Prime Video, Disney Plus, ecc.) con altre persone e dunque di risparmiare sugli abbonamenti, parliamo di GamsGo, GoSplit o CooSub. Grazie a GamsGo, GoSplit e CooSub è possibile acquistare, ad un prezzo irrisorio, un abbonamento condiviso con altri utenti in maniera facile, veloce e sicura.








