
L’Hellas Verona è alla ricerca del nuovo allenatore, l’uomo giusto da cui ripartire e provare a riconquistare immediatamente la Serie A. Quando una squadra retrocede, le prime settimane che seguono hanno sempre la stessa atmosfera. Un misto di silenzio e agitazione, di riunioni a porte chiuse e voci che trapelano, di nomi che circolano e smentite che durano meno di ventiquattr’ore. L’Hellas Verona sta vivendo esattamente questo momento. Retrocessa in Serie B dopo una stagione che ha il sapore amaro di un’opportunità sprecata, la società scaligera è adesso impegnata nel cantiere più delicato che esista nel calcio: scegliere l’allenatore giusto per ripartire.
Il quadro tecnico è quello di un club che non può permettersi di sbagliare. La Serie B non è un parcheggio comodo: è un campionato lungo, fisico, imprevedibile, dove il gap tra chi ha le idee chiare e chi no si vede subito. E Verona — con la sua storia, con la sua tifoseria, con le sue ambizioni — non può permettersi un altro anno di galleggiamento.
Il nodo da sciogliere prima di tutto era quello del direttore sportivo: Sogliano ha trovato l’intesa per rinnovare e resterà a Verona. Un punto fermo, un segnale di continuità in mezzo al caos. Adesso tocca alla panchina. E la lista dei candidati è lunga, eterogenea, interessante.
Sammarco non sarà l’allenatore dell’Hellas Verona
Paolo Sammarco era arrivato a Verona a stagione in corso, subentrando a Paolo Zanetti in una situazione già compromessa. Ha provato a raddrizzare la barca, ha lavorato con quello che aveva, ma alla fine i numeri hanno parlato chiaro: la Serie A è stata persa. La sua permanenza per la prossima stagione appare sempre più in bilico — sarà difficile vedere l’allenatore che è subentrato a Paolo Zanetti anche il prossimo anno. Non è necessariamente una bocciatura del lavoro fatto, ma è la logica del calcio: chi arriva in corsa raramente costruisce il ciclo successivo.
Verona ha dunque bisogno di un allenatore di ruolo, scelto per guidare un progetto di ritorno in Serie A. Non un traghettatore, non una soluzione tampone. Qualcuno che sappia come funziona la Serie B, che abbia vissuto il campionato cadetto con la pressione addosso, che sappia motivare un gruppo dopo la delusione della retrocessione.
La dirigenza scaligera sta valutando diversi profili, e quelli emersi nelle ultime ore dipingono un quadro composito. Ogni nome porta con sé caratteristiche diverse, storie diverse, costi diversi. La scelta finale dirà molto su che tipo di progetto Sogliano ha in mente.
Gilardino il nome più caldo
Il primo nome che circola — quello che la stessa dirigenza ha messo in cima alla lista — è quello di Alberto Gilardino. Non è una sorpresa: il tecnico ligure è uno dei profili più richiesti del mercato degli allenatori italiani in questo momento, e le sue ultime esperienze giustificano questo interesse.
Gilardino è stato il punto fermo del Genoa fino alla scorsa estate, portando i rossoblù dalla Serie B alla salvezza in Serie A con un gioco riconoscibile e una capacità di gestione del gruppo che pochi allenatori italiani della sua generazione possiedono. Ha poi avuto una breve esperienza al Pisa, nell’ultima stagione, con risultati meno esaltanti — la squadra toscana non ha centrato i playoff — ma la reputazione è rimasta intatta.
Il Verona ha già avuto un colloquio con Gilardino, e l’impressione è stata positiva. Il tecnico conosce la Serie B, sa come si costruisce una squadra competitiva in quel campionato, ha il profilo del “grande ex” che le piazze ambiziose cercano quando devono ripartire.
Il problema è la concorrenza. Gilardino è seguito da mezza Serie B — e in qualche caso anche da qualche club di Serie A. Gilardino, da parte sua, non ha fretta: sa di avere il coltello dalla parte del manico, e probabilmente attenderà di capire quale sia l’offerta più interessante prima di decidere.
Per il Verona, questo significa che conserva un leggero vantaggio nella corsa alla guida degli scaligeri ma che questo vantaggio potrebbe erodere rapidamente se non arriva una proposta concreta e convincente. Nel calcio, il tempo è sempre un fattore.
Il sogno Baroni
C’è anche il nome di Marco Baroni nella lista del Verona. Un profilo diverso dai precedenti, con una storia che lo lega in modo particolare ai gialloblù: era lui sulla panchina del Torino prima di D’Aversa, e ha lasciato i granata con una situazione complicata. Prima ancora, però, aveva fatto parte del calcio veronese in vari momenti della sua carriera.
La strada per Baroni sembra in salita: il tecnico fiorentino è seguito da altri club, ha le sue preferenze, e non è detto che la Serie B scaligera rientri nei suoi piani. Ma il fatto che il Verona lo tenga nel mirino dice qualcosa: la dirigenza sta ragionando su profili diversi, non si è ancora fissata su un’unica direzione.
La scommessa Possanzini
E poi c’è l’elemento di novità, il nome che ha sorpreso di più quando è emerso: Davide Possanzini. La dirigenza gialloblù sta monitorando anche il profilo di Possanzini, reduce dall’avventura con il Mantova, portato due anni fa in Serie B e tenuto in categoria l’anno scorso; quest’anno avvio complicato ed esonero, ma niente cancella quanto di buono ha fatto.
Possanzini è un profilo completamente diverso dagli altri. Quarantaquattro anni, carriera da allenatore costruita tra Serie C e Serie B con una metodologia precisa e riconoscibile. Al Mantova aveva fatto qualcosa di straordinario: portato il club dalla Serie C alla Serie B con un calcio offensivo, intenso, organizzatissimo. Una squadra che giocava davvero, che aveva un’identità forte, che aveva fatto parlare di sé in tutto il calcio italiano.
La stagione successiva — la sua prima in cadetteria — il Mantova aveva tenuto la categoria senza brillare particolarmente. Poi l’avvio complicato, l’esonero, la pausa forzata. Ma la reputazione costruita nei due anni precedenti era rimasta intatta. E il fatto che venga monitorato non solo dal Verona ma anche da Spezia, Empoli e Padova dice molto su quanto il mercato degli allenatori lo consideri ancora un profilo interessante.
Per il Verona, puntare su Possanzini sarebbe una scommessa. Non una scommessa cieca — il curriculum parla chiaro — ma una scommessa nel senso che sarebbe la prima volta che un club di questo peso e con queste ambizioni gli affida una panchina. La domanda è: Sogliano è disposto a prendersi questo rischio?
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