
La Carrarese ha deciso di cambiare: Gabriele Cioffi non è più l’allenatore della formazione apuana, sollevato dall’incarico dopo appena cinque giornate di campionato. La decisione della società è arrivata durante la sosta per le Nazionali, al termine di un avvio estremamente complicato: un solo punto conquistato, quattro sconfitte e ultimo posto solitario in classifica. Insieme a Cioffi salutano anche l’allenatore in seconda Ivan Franceschini e il collaboratore tecnico Massimo Belluomini. Il club ha ufficializzato la separazione nella giornata di oggi, ringraziando lo staff per il lavoro svolto.
Il risultato, evidentemente, non poteva essere ignorato. Una sola lunghezza dopo cinque giornate rappresenta un bottino pesante e la Carrarese era diventata l’unica squadra ancora senza vittorie in Serie B. In questo senso, l’esonero di Cioffi rientra nella logica ormai consueta del calcio italiano: quando una squadra parte male e la classifica comincia a diventare preoccupante, la prima leva sulla quale intervenire è quasi sempre quella dell’allenatore. Ma proprio il caso della Carrarese merita una riflessione più ampia, perché fermarsi al dato dei punti significherebbe raccontare soltanto una parte della storia.
Cioffi paga il risultato, ma la Carrarese era un cantiere
Il primo elemento da considerare riguarda la costruzione della squadra. Cioffi ha ereditato in estate una Carrarese che aveva bisogno di essere profondamente riorganizzata e che ha completato alcune operazioni di mercato soltanto nelle battute finali della sessione. Lo stesso direttore sportivo Iacopo Pasciuti, pochi giorni prima dell’esonero, aveva difeso pubblicamente il tecnico sottolineando come il rendimento fosse sì negativo, ma anche in linea con le previsioni della società. Aveva parlato apertamente di un “cantiere aperto”, spiegando che il gruppo era composto da molti giocatori nuovi e che alcuni erano arrivati molto tardi.
Questa dichiarazione assume oggi un peso particolare. Perché se una società ritiene che la propria squadra sia ancora in fase di costruzione, concedere soltanto cinque partite al nuovo allenatore per assemblarla sembra inevitabilmente una scelta che lascia più di qualche interrogativo. Il calcio, naturalmente, vive di risultati e non permette di aspettare all’infinito, soprattutto quando la classifica prende una direzione pericolosa. Ma cinque giornate sono un campione estremamente ridotto per valutare definitivamente un progetto che, per stessa ammissione della dirigenza, aveva bisogno di tempo.
Non significa che Cioffi sia completamente esente da responsabilità. Quattro sconfitte e nessuna vittoria sono numeri difficili da difendere e un allenatore deve necessariamente rispondere anche delle prestazioni della propria squadra. Significa però distinguere tra la responsabilità dell’allenatore e quella complessiva di un progetto tecnico. La Carrarese non ha costruito una rosa già pronta per essere guidata senza difficoltà: ha messo insieme diversi elementi in tempi differenti e Cioffi ha avuto il compito di dare immediatamente un’identità a un gruppo che, almeno in parte, era ancora in fase di definizione.
Un punto in cinque partite: il bilancio resta pesante
Il problema è che nel calcio le attenuanti non cancellano i risultati. La Carrarese ha pareggiato soltanto ad Ascoli nella seconda giornata e ha perso tutte le altre quattro partite disputate. L’ultimo ko, quello interno contro il Benevento, è arrivato per 1-0 e ha fatto scattare definitivamente la riflessione della società. Dopo quella partita Cioffi aveva parlato di amarezza e frustrazione, ma anche di una squadra che a suo giudizio stava crescendo sul piano delle prestazioni e delle idee.
Le sue parole, rilette oggi, raccontano una distanza piuttosto evidente tra la percezione dell’allenatore e quella suggerita dalla classifica. Cioffi sosteneva di vedere progressi continui e riteneva che il principale problema fosse rappresentato dai risultati e dalla difficoltà nel concretizzare quanto prodotto. Aveva escluso, almeno nella propria analisi, che il gruppo fosse in difficoltà dal punto di vista delle idee. È una lettura che naturalmente può essere discussa, ma è importante considerarla perché spiega anche perché l’allenatore fosse convinto di poter ancora invertire la rotta.
La società, alla fine, ha scelto una strada diversa. E lo ha fatto proprio durante una sosta che avrebbe potuto rappresentare, paradossalmente, l’occasione migliore per permettere a Cioffi di lavorare con maggiore continuità. Soltanto pochi giorni prima, dopo due giorni di riflessioni seguiti alla sconfitta con il Benevento, la Carrarese aveva infatti deciso di confermare il tecnico e di affidargli la preparazione della squadra durante la pausa.
La girandola delle panchine coinvolge ancora la Toscana
L’esonero di Cioffi, infatti, non è un episodio isolato. La Serie B sta vivendo una fase particolarmente movimentata sul fronte delle panchine e proprio la Toscana è diventata il centro di questa piccola rivoluzione. Guido Pagliuca ha lasciato l’Empoli dopo cinque giornate e sei punti conquistati, mentre Cioffi è stato successivamente esonerato dalla Carrarese. Il passaggio successivo sembra già delineato: Pagliuca è atteso sulla panchina apuana.
Si tratta di un intreccio curioso, perché Pagliuca aveva affrontato la Carrarese appena poche settimane fa da allenatore dell’Empoli, riuscendo anche a vincere al Dei Marmi per 1-0. Ora potrebbe ritrovarsi dall’altra parte della barricata, con il compito di risollevare proprio quella squadra che aveva contribuito a mettere in difficoltà. Secondo le indiscrezioni, tra Carrarese e Pagliuca sarebbe già stata raggiunta un’intesa di massima con un contratto fino al 2028.
È una dinamica che fotografa perfettamente la velocità con cui funzionano oggi le panchine in Serie B. Un allenatore può passare dall’essere considerato una soluzione a diventare parte del problema nel giro di pochi giorni, mentre un altro può lasciare una squadra e trovarne immediatamente un’altra. La Carrarese, evidentemente, ha ritenuto che il cambio potesse dare una scossa immediata a un ambiente che aveva bisogno soprattutto di risultati.
Ma chi è davvero Gabriele Cioffi?
Ed è proprio qui che il discorso deve necessariamente allargarsi. Perché l’esonero di Carrara non può diventare automaticamente l’ennesima conferma dell’idea di un Cioffi allenatore ormai incapace di incidere. La sua carriera recente è stata certamente altalenante, ma c’è un’esperienza che merita di essere ricordata ogni volta che si parla del tecnico toscano: quella all’Udinese.
Cioffi arrivò sulla panchina friulana nella stagione 2021/22 dopo essere stato vice di Luca Gotti. Il cambio di allenatore ebbe un effetto immediato: sotto la sua gestione l’Udinese conquistò 31 punti in 22 partite, contribuendo a portare la squadra fino all’ottavo posto finale. Il club chiuse quella stagione con 47 punti, il miglior bottino dalla stagione 2012/13, e con l’ottavo miglior attacco del campionato.
Quella non fu semplicemente una parentesi positiva sul piano dei risultati. L’Udinese di Cioffi riuscì anche a valorizzare diversi giocatori importanti. Nahuel Molina, Destiny Udogie e Beto furono tra i protagonisti della squadra, mentre Gerard Deulofeu tornò a esprimersi a livelli elevati, chiudendo il campionato con 13 reti in Serie A. Il lavoro dell’allenatore fu quindi inserito all’interno di un contesto nel quale la squadra riuscì a sviluppare un’identità precisa e a ottenere risultati superiori rispetto alle aspettative iniziali.
La seconda esperienza in Friuli
Non è un caso che l’Udinese abbia poi deciso di richiamarlo nell’ottobre 2023, dopo l’esonero di Andrea Sottil. Il club conosceva già il suo lavoro e aveva evidentemente mantenuto una considerazione positiva di quella prima esperienza. Cioffi, tuttavia, non riuscì a ripetere i risultati della prima avventura e lasciò nuovamente il Friuli nell’aprile 2024 dopo 24 partite. Dopo Udine, però, qualcosa si è inceppato.
Il problema è proprio questo: dopo l’ottima esperienza del 2021/22, Cioffi non è più riuscito a trovare continuità. La parentesi al Verona è durata appena dieci partite nella stagione 2022/23, con una media punti molto bassa, mentre il ritorno all’Udinese non ha prodotto la svolta sperata. I numeri complessivi raccontano quindi di un allenatore che, dopo essersi imposto all’attenzione del calcio italiano, ha attraversato una fase di evidente difficoltà.
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