
La tanto attesa gara di cartello di questa ottava giornata di Serie A ha rispettato appieno le aspettative. Napoli e Roma regalano un duello vibrante, carico di emozioni fino all’ultimo istante e, soprattutto, di gol. Tanti, ben 3 a testa. A certificare, da una parte, la voglia di entrambe di aggiudicarsi il primo scontro diretto finora del loro campionato. Dall’altra, la compresenza di qualità individuali notevoli e diverse defezioni da migliorare. In ogni caso, la serata del “Maradona” racconta tanto delle sfaccettature di queste due squadre ancora in bilico sull’ultimo gradino della lunga scalinata della crescita. La squadra di Allegri continua a convincere a metà, vivendo innumerevoli vite all’interno della medesima partita. La formazione capitolina, invece, si affida al fenomeno in panchina dalla capigliatura canuta per uscire dalle difficoltà.
Andiamo allora a rivivere la storia di questa sfida intensissima e di alto livello che ci ha intrattenuto in questo sabato di campionato attraverso i punti di vista delle due contendenti.
Napoli-Roma dal punto di vista dei partenopei: più di un’ora di dominio, ma la solita atavica volubilità guastafeste
In questa nostra disamina del match tra Napoli e Roma, non possiamo non evidenziare immediatamente la più positiva e promettente prestazione della squadra di Allegri, che ha tenuto banco per lunghi tratti, tanto da ridurre al minimo la pericolosità dell’attacco giallorosso e a sfondare più volte con successo quella che, numeri alla mano, è la miglior difesa d’Europa. Tuttavia, il pareggio finale agguantato dagli ospiti proprio al minuto 89, rivela le due facce dei partenopei. Quella solida, accurata e vivace e l’altra più passiva, mediocre e autolesionista. Insomma, si ripresenta, ancora una volta, quella volubilità cronica che gli azzurri non riescono a curare da inizio campionato e che investe risultati e performance.
Eppure, per quasi 70 minuti, si è potuto apprezzare un Napoli convinto e convincente. Due sono le spie direttrici di questa sensazione, entrambe di matrice tattica. La prima riguarda la straordinaria tenuta difensiva della squadra, che ha saputo compattarsi, costringendo la Roma ad agire spesso e malvolentieri sul perimetro dell’area di rigore senza però riuscire a trovare i giusti sbocchi. Inoltre, pur facendo arrivare la palla negli ultimi 16 metri, i ragazzi di Gasperini non hanno mai avuto né il tempo né lo spazio per una battuta comoda a rete, trovandosi ad infrangersi costantemente contro una muraglia umana in cui sembrava impossibile far breccia. Non è un caso se Malen, a parte una conclusione neutralizzata da Meret, ha vissuto una delle serate più complicate da quando è arrivato nel nostro campionato.
La sensazione più importante che traspare (e che sicuramente avrà fatto felice Allegri per questo lungo segmento di partita) è quella di una squadra che sembra aver riprodotto in campo in maniera perfetta quel concetto teorico di “percezione del pericolo” tanto caro al tecnico livornese. Il tutto poi corroborato da una sapiente e ineccepibile capacità di ribaltare il fronte con velocità, aggredendo il campo con voglia e determinazione e asserragliando senza pietà il lato sinistro giallorosso, vero punto debole della retroguardia. Il tutto convogliato con un 2-0 di spessore.
Basta poco perché la magia sfumi
Non parleremmo però di volubilità se la formazione partenopea riuscisse a mantenere coerenza nell’arco dei 90 minuti. Come Penelope che crea e disfa la sua tela nella stessa giornata, così il Napoli si smarrisce nella medesima gara, permettendo colpevolmente alla Roma di rientrare in gioco. Un po’ per la perdita di Badiashile, un po’ per una stanchezza latente che poi è progressivamente emersa, quella compattezza dei primi due terzi di partita è andata perduta. Più spazio tra le linee per gli offensivi degli ospiti e, soprattutto, quella perdita di cattiveria nel difendere il cuore dell’area. Ed ecco servita la doppia rimonta giallorossa, nonostante il solito indomabile McTominay. Lo scozzese ci mette il cuore e la tecnica, firmando una gran doppietta per trascinare i suoi al successo.
Anche qui viene fuori un aspetto caratteriale non secondario che caratterizza questa squadra. E in parte, sicuramente, è frutto di quell’assorbimento con l’anima della città e del popolo, attraverso un legame viscerale che va oltre le questioni meramente calcistiche. Ma dove c’è volubilità, non c’è tregua. E proprio negli scampoli finali, l’allentamento e la mancanza di fame fanno pagare dazio ai partenopei.
Napoli-Roma: meno male che Gasp c’è
Quanto alla Roma, invece, la serata di Napoli può essere valutata come un bicchiere mezzo pieno. Due volte sotto, ma senza mai arrendersi, con un punto agguantato alla fine su un campo difficile e 3 reti segnate senza la firma del proprio bomber e uomo di riferimento. Da contraltare, però, ci sono anche i 3 gol incassati, che non minano il primato difensivo in campionato, ma sicuramente suonano come un campanello d’allarme. Se i partenopei hanno tenuto in mano la partita per quasi 70 minuti dal punto di vista mentale e tattico, i capitolini non sono andati oltre uno sterile dominio territoriale. Perché a conti fatti, nonostante i ripetuti tentativi, pericoli veri e propri per Meret non sono arrivati. O comunque, almeno non attraverso le trame di gioco, visto che il grande rischio arriva col palo di Cristante da palla inattiva.
E così, mentre Soulé predica nel deserto e Wesley in fase difensiva viene più volte imbarazzato da un devastante Politano, arriva il guizzo del campione. Più precisamente al minuto 58, quando con un triplo cambio, Gasperini stravolge la sua Roma. E anche parte del suo credo calcistico, quasi da configurarsi un’inaspettata abiura. Dentro Castro per avere il doppio centravanti. Poi Balerdi per avere più energia (e centimetri) dalle retrovie. Infine, Molina, così da riportare (finalmente) il brasiliano a destra, sulla fascia a lui più congeniale. La presenza dell’ex Bologna libera Malen, che stecca in fase realizzativa, ma non in quella di rifinitura. L’intuizione sul difensore classe ’99, invece, è a dir poco azzeccata, visto che sarà la sua doppietta a completare la doppia rimonta.
Una Roma che non brilla, allora, esce imbattuta dal “Maradona” grazie alle intuizioni del proprio allenatore. Una prestazione notevole del sessantottenne di Grugliasco, che stavolta riesce a plasmare e rinnovare la squadra per non arrendersi e strappare almeno un punto. A differenza, invece, di quanto avvenuto qualche settimana fa contro il Real Madrid. La squadra, quindi, incarna il suo spirito combattivo, la sua grinta e quella voglia di non arrendersi mai. Un connubio vincente tra il demiurgo e la propria creatura che potrà anche piegarsi, però non si spezza così facilmente.
Non la serata ideale per i centravanti
Concludiamo questo nostro racconto di Napoli-Roma con qualche nota stonata rispetto alla bellezza della partita. Abbiamo finora cercato di mettere in evidenza le qualità dei singoli (i colpi di Soulé e lo straripante Politano), come sempre decisivi nelle notti che contano (si chieda a McTominay e Balerdi), ma qualche protagonista atteso ha fatto avvertire la propria mancanza. Entrambi i centravanti, Højlund e Malen, incappano nella serata storta. Il danese si muove tanto, appare voglioso, ma finisce per essere inconcludente. L’olandese, dal canto suo, si era raramente sentito così ingabbiato in Serie A. E mentre gli altri fanno battere cuori e regalano gioie provvisorie ai propri tifosi, i grandi beniamini del gol si ritrovano costretti a rimandare la gloria personale.
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