
Loftus-Cheek corre meno di Maignan: il dato folle che fa infuriare i tifosi del Milan.
C’è un dato che, letto così, sembra quasi impossibile. Dopo le prime cinque giornate di Serie A, Ruben Loftus-Cheek ha percorso meno chilometri di Mike Maignan. Sì, proprio il portiere del Milan. Le statistiche ufficiali della Lega Serie A raccontano infatti che il centrocampista inglese ha totalizzato 25,8 chilometri, mentre il francese è arrivato a 25,9. Un solo decimo di differenza, ma un numero che inevitabilmente fa rumore considerando il ruolo dei due giocatori. Loftus-Cheek è un centrocampista, mentre Maignan difende la porta rossonera. È una statistica che va naturalmente contestualizzata, soprattutto considerando minutaggio, posizione e modalità di utilizzo, ma che fotografa comunque una delle principali critiche rivolte all’inglese: la sensazione di una partecipazione troppo intermittente alla partita.
Il dato sconvolgente su Loftus-Cheek
Il dato diventa ancora più curioso perché Loftus-Cheek è stato presente in tutte le prime cinque giornate, proprio come Maignan, e per questo il confronto è diventato immediatamente virale tra i tifosi rossoneri. Non significa automaticamente che il centrocampista non corra o che ogni suo movimento sia insufficiente: una statistica aggregata sui chilometri percorsi non racconta da sola intensità, accelerazioni, sprint, pressing o qualità degli spostamenti. Ma in questo caso si inserisce all’interno di una discussione che dura ormai da tempo e che riguarda proprio l’atteggiamento dell’ex Chelsea. Il tema non è quindi soltanto quanto corre Loftus-Cheek, ma come interpreta le partite e quanto riesce a incidere quando è in campo.
E qui arrivano le perplessità dei tifosi del Milan. La pazienza nei confronti del centrocampista inglese sembra essere arrivata al limite. Il pubblico rossonero continua a chiedersi quale possa essere realmente il posto di Loftus-Cheek nel progetto di Ruben Amorim, soprattutto perché l’allenatore portoghese ha deciso di trattenerlo in estate quando sembrava destinato alla cessione. Una scelta che aveva sorpreso, considerando che il giocatore era stato inserito tra i possibili partenti e che anche la situazione contrattuale non sembrava particolarmente favorevole alla sua permanenza a lungo termine.
La fiducia, quasi immotivata, di Amorim
Amorim, invece, ha scelto di dargli una possibilità. L’inglese è rimasto a Milanello e ha iniziato la stagione all’interno delle rotazioni del nuovo allenatore. Una fiducia che non è però stata accompagnata, almeno finora, da prestazioni capaci di convincere pienamente l’ambiente. Il Milan sta costruendo una propria identità sotto la guida del tecnico portoghese, con una squadra che punta molto sulla verticalità, sull’occupazione degli spazi e sulla capacità di attaccare rapidamente. In questo contesto Loftus-Cheek dovrebbe poter sfruttare soprattutto la propria fisicità, gli inserimenti e la capacità di arrivare in zona offensiva. Il problema è che, nelle prime cinque giornate, la sua presenza è sembrata spesso troppo poco incisiva.
L’ultima fotografia è arrivata domenica sera contro il Lecce. Il Milan ha dominato la partita, ha vinto 3-0 e ha chiuso la quinta giornata con un’altra prestazione convincente. Pulisic, Rabiot e Moreira hanno firmato i tre gol, mentre la squadra di Amorim ha mantenuto il controllo della gara per larghi tratti. In una serata praticamente perfetta dal punto di vista collettivo, Loftus-Cheek è entrato al 69′ al posto di Pulisic, quando il risultato era già sul 3-0. L’idea era evidentemente quella di dare minuti al centrocampista e permettergli di contribuire alla gestione del vantaggio.
Un ingresso che ha fatto infuriare San Siro
Il suo ingresso, però, non ha lasciato una buona impressione. Anzi, alcune giocate hanno fatto sbuffare San Siro. Loftus-Cheek ha mostrato nuovamente quella tendenza a cercare la giocata individuale anche quando non era necessaria, perdendo palloni e dando la sensazione di voler risolvere situazioni semplici con soluzioni più elaborate del necessario. Una delle sue palle perse nel finale ha addirittura rischiato di concedere al Lecce l’occasione per riaprire parzialmente la partita. Anche le valutazioni del post-gara hanno evidenziato proprio questo aspetto: Fantacalcio.it gli ha assegnato 5,5, descrivendo il suo ingresso come pigro e superficiale e sottolineando la pericolosa palla persa nel finale.
È proprio questo il punto che sembra aver fatto perdere definitivamente la pazienza a una parte del pubblico. Perché se un centrocampista entra sul 3-0, con la partita sostanzialmente indirizzata, ci si aspetta innanzitutto attenzione, semplicità e disponibilità al sacrificio. Invece alcune giocate leziose hanno prodotto l’effetto opposto: il pubblico ha iniziato a rumoreggiare e a manifestare insofferenza. Non è tanto la singola palla persa a spiegare il malumore, quanto il fatto che l’episodio arriva dopo mesi nei quali Loftus-Cheek non è riuscito a costruirsi un’immagine realmente positiva agli occhi dei tifosi.
Minuti a discapito di altri giocatori, anche più giovani e promettenti di lui
Eppure Amorim continua a concedergli spazio. È questa forse la contraddizione più interessante della vicenda. Per una parte dei tifosi Loftus-Cheek è già fuori dal progetto; per l’allenatore, invece, non lo è ancora. Il tecnico portoghese ha scelto di non inserirlo tra i giocatori da cedere e continua a utilizzarlo, anche se per il momento il suo ruolo sembra essere quello di una pedina delle rotazioni più che di un titolare indiscutibile. La fiducia dell’allenatore potrebbe rappresentare per l’inglese l’ultima vera occasione per cambiare la percezione che si è creata intorno a lui.
La situazione è resa ancora più delicata dal contratto. Loftus-Cheek è legato al Milan fino al 30 giugno 2027, quindi la prossima estate rappresenterà un momento importante per decidere il suo futuro. Il suo ingaggio, secondo quanto riportato da Goal, è di circa 4 milioni di euro netti a stagione, mentre finora non si sono registrati passi concreti verso un rinnovo. In altre parole, il Milan deve presto capire se vale la pena continuare a puntare sull’inglese oppure se sarà necessario cercare una soluzione diversa.
Ed è proprio qui che le prestazioni sul campo possono diventare decisive. Loftus-Cheek non è un giocatore che il Milan ha preso a costo zero o per completare semplicemente la rosa. È arrivato dal Chelsea nell’estate 2023 per una cifra importante e, soprattutto nella sua prima stagione in rossonero, aveva mostrato qualità interessanti. La sua capacità di inserirsi, la fisicità e la facilità nel portare palla sembravano poterlo trasformare in un elemento importante. Gli infortuni e la discontinuità hanno però condizionato il suo percorso, fino a portare il club a considerare una possibile separazione.
Un’estate complicata
In estate sembrava praticamente destinato alla lista dei cedibili. La Gazzetta dello Sport lo aveva inserito tra i giocatori non considerati nei piani iniziali di Amorim, evidenziando proprio la combinazione tra problemi fisici, discontinuità e rendimento altalenante. Poi qualcosa è cambiato. Amorim ha deciso di dargli una nuova possibilità e Loftus-Cheek è rimasto.
Il problema è che la nuova opportunità, almeno per ora, non ha prodotto la svolta attesa. E il confronto con Maignan è diventato inevitabilmente il simbolo di tutto questo. 25,8 chilometri per un centrocampista contro 25,9 per un portiere è una statistica talmente particolare da attirare l’attenzione anche di chi normalmente non guarda i dati relativi alla corsa. Ma sarebbe sbagliato fermarsi al titolo provocatorio. Il calcio non è una gara a chi percorre più chilometri e un centrocampista offensivo non deve necessariamente correre più di tutti. Ciò che la statistica rende evidente, però, è una percezione che esiste già: Loftus-Cheek non dà sempre l’impressione di essere dentro la partita.
Il rendimento va quindi valutato anche attraverso altri parametri. Quanti palloni recupera? Quanto pressa? Quanto spesso accompagna l’azione? Quanti inserimenti effettua? Quanto riesce a creare superiorità? E soprattutto: quanto riesce a essere utile quando il Milanperde il pallone? Sono queste le domande alle quali l’inglese deve rispondere. Il dato sui chilometri è soltanto la punta dell’iceberg di una discussione più ampia sul suo contributo.
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