Numeri di maglia maledetti: storie di club europei

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Numeri di maglia maledetti: storie di club europei

Non solo la numero 9 del Milan. Sono diversi e sparsi in giro per l’Europa i numeri di maglia maledetti. La maglia numero 7 del Manchester United, la 7 dell’Inter e la numero 9 del Chelsea sono i casi più eclatanti.

Numeri di maglia maledetti: 9 del Milan

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Partiamo dalla Serie A e i suoi numeri di maglia maledetti: Filippo Inzaghi è stato l’ultimo centravanti rossonero numero 9 capace di incidere in ogni stagione, fino al suo addio al calcio nel 2012. Gli eredi dell’ormai pesantissima maglia non sono stati certamente all’altezza di Superpippo. Con la bellezza di 9 attaccanti diversi per altrettante stagioni, lo score totale è alquanto deludente. In 190 partite totali giocate dai 9 numeri rossoneri sono solamente 44 i centri, con la media decisamente bassa di un gol ogni 4 partite e mezzo. Numeri che fanno rabbrividire, se confrontati con quelli di Pippo Inzaghi: 125 reti segnate in 300 partite, una ogni due partite praticamente. Senza poi contare l’incisività sottoporta nei momenti chiave, come nel caso della finale di Champions League ad Atene, nel 2007, vinta per 2-1 contro il Liverpool, proprio grazie ad una doppietta dell’attuale allenatore del Benevento.

Da Pato fino a Piatek, passando per Matri, Torres, Destro, Luiz Adriano, Lapadula, Andrè Silva e Higuain, la maledizione della maglia numero 9 non ha risparmiato dunque nessuno. Nemmeno Piatek, che al suo arrivo impressionò a suon di gol il popolo rossonero con la 19 sulle spalle, confermando quanto di buono stava facendo nella stagione 2018/2019. Forte dell’ottimo rendimento e della fiducia mostrata dalla dirigenza, l’attaccante polacco scelse la numero 9 e, quindi, di accettare la sfida per sfatare questo tabù, ma le sue statistiche crollarono immediatamente. Soli 5 gol in 20 partite gli furono fatali ed esattamente un anno dopo dal suo acquisto, venne ceduto all’Herta Berlino per 28 milioni di euro.

Nemmeno Zlatan Ibrahimovic, forte del rinnovo, ha deciso di sfidare la sorte. Ha scelto la 11, già indossata alla sua prima esperienza in rossonero. Anche per la prossima stagione, quindi, la “9″, rimarrà nel cassetto, in attesa che qualche attaccante riesca in futuro a vincere questa clamorosa sfida.

Numeri di maglia maledetti: 7 dell’Inter

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Nell’ultimo decennio, anche in casa nerazzurra, una maglia in particolare non ha avuto una gran fortuna: si tratta della numero 7.

Luis Figo è stato l’ultimo vero custode della maglia numero 7. Arrivato a Milano all’età di 32 anni, molti scettici che credevano fossero finiti i suoi anni d’oro, ben presto dovettero ricredersi. Il tecnico Mancini lo impiegò inizialmente come esterno destro d’attacco per poi spostarlo a trequartista, ruolo nel quale si rivelò decisivo. E’ stato tra i protagonisti vincendo 4 scudetti, 1 Coppa Italia e 3 Supercoppe italiane, segnando nella sfida contro la Roma nel 2006.

Dopodichè i successori del portoghese hanno trovato davanti al loro percorso molti più ostacoli che gioie. Con Quaresma, Schelotto, Osvaldo, Cancelo, Kondogbia e Karamoh il numero 7 non ha trovato pace in casa nerazzurra. Solo Pazzini e, in quest’ultima parte di stagione, Alexis Sanchez sono riusciti a fare meglio, ma non di certo arrivando ai livelli di Luis Figo.

Numeri di maglia maledetti: 7 del Manchester United

manchester-uniteds-most-expensive-transfers-of-all-time-angel-di-maria_dt1382za9mtc1fsx401cbz0rd Numeri di maglia maledetti: storie di club europei

Ci sono storie di numeri di maglia maledetti anche in Inghilterra. Partiamo dal Manchester United. 

Eric Cantona, David Beckham e Cristiano Ronaldo. Sono gli ultimi numeri 7 dei Red Devils che hanno fatto faville nel prato dell’Old Trafford. Dal 92 al 2009, in totale 17 stagioni, i tifosi dello United non si sono di certo annoiati di fronte alle giocate, gol e classe dei 3 top player. Genio e sregolatezza sono aggettivi perfetti per descrivere Eric Cantona. Si dice abbia inaugurato l’era dell’attaccante moderno: forte fisicamente e tecnicamente, il francese, arrivato dall’Olympique Marsiglia nel 1992, ha trascinato i suoi alla vittoria di 4 Premier League e 2 FA Cup a suon di gol (81) e assist (61) in 179 partite giocate.Il famoso calcio volante in pieno petto ai danni di un tifoso del Crystal Palace fu un gesto che segnò irrimediabilmente la sua carriera a soli 25 anni e che gli costò una squalifica di 8 mesi e 120 giorni di servizi sociali.

A seguire David Beckham e Cristiano Ronaldo, i quali sono riusciti entrambi a costruire un marchio attorno a se stessi, diventando un veri e proprio brand che si estendono anche al di fuori del mondo del calcio.

L’11 giugno 2009 segna la fine dell’era del numero 7 del Manchester United. In questa data il Real Madrid ufficializza l’acquisto di CR7 per la cifra di 94 milioni di euro e il suo successore, Michael Owen, non è riuscito ad incidere significativamente con la 7 sulle spalle. Il Pallone d’oro 2001 non ha colmato quel vuoto lasciato dal portoghese e dalla partenza di Carlos Tevez, sponda Manchester City. Se l’attaccante inglese non ha impressionato come ci si aspettava, ben peggio sono riusciti a fare i suoi successori.

In ordine Valencia, Di Maria, Depay e per ultimo Sanchez. 214 partite e solamente 21 centri. Nulla a che vedere con i numeri di Cantona, Beckham, Cristiano Ronaldo e anche in misura minore dello stesso Michael Owen, che nonostante la sua poco esaltante esperienza a Manchester, collezionò comunque 17 gol e 3 assist in 52 match disputati.

Così come la numero 9 del Milan, anche la maglia numero 7 dei “Red Devils”, dopo anni di rose e fiori, non ha avuto vita facile. Chissà se un utopico ritorno di Cristiano Ronaldo, per finire la carriera nella squadra che lo ha visto crescere, possa un giorno far risplendere la maglia numero 7.

La “9” del Chelsea

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La numero 9 del Chelsea, al pari di quella del Milan, sembra stregata da una maledizione. A partire da Kezman fino ad arrivare a Morata, i gol segnati sono davvero pochi, al contrario dei milioni spesi dalla dirigenza Abramovic. La prima vittima della maledizione del numero 9 è stato proprio Mateja Kezman. L’attaccante, dopo diverse stagioni esaltanti con la maglia del PSV con 105 gol segnati in 122 partite, perde il feeling con la rete una volta arrivato in Premier League. I 7 centri in 41 match sono decisamente insufficienti, così come lo sono quelli del suo successore, Hernan Crespo (13 gol in 42 partite).

Gli anni successivi sono decisamente più opachi e sfortunati. Boulahnouz, Sidwell e Di Santo sono riusciti nell’incredibile record di registrare più infortuni che gol: solamente Sidwell ha trovato la via del gol e sarà anche l’unico. Discorso diverso può essere fatto per gli infortuni che interromperanno prematuramente le esperienze dei 3 calciatori.

Nella storia dei numeri di maglia maledetti, nemmeno “El Nino” Fernando Torres riuscirà nell’impresa. Una volta approdato ai Blues, sembra quasi si sia dimenticato dalla mattina alla sera come segnare. Il numero 9 per eccellenza, che per anni ha fatto innamorare milioni di appassionati di questo sport, non è riuscito a ripetere quanto di buono aveva fatto gli anni precedenti con le maglie di Atletico Madrid e Liverpool. 45 gol in 175 partite e i molteplici infortuni segnano l’inizio della fase discendente della sua carriera.

Nemmeno Falcao e Higuain sono riusciti a sfatare il tabù (in totale totalizzeranno 6 reti, 5 l’argentino e uno il colombiano). Chi sembrava ormai esserci riuscito è Alvaro Morata. I 66 milioni pagati al Real Madrid nell’estate del 2017 sembrarono dare immediatamente i suoi frutti. Il suo inizio è stato dirompente con 9 gol nelle prime 15 presenze. Così esaltante tale da rilasciare una intervista che si rivelò fatale. “Questa è stata una delle prime cose che mi hanno detto dopo essere arrivato qui. Anche i ragazzi mi chiedevano di non prendere quella maglia perché era maledetta, ma la volevo. Ho fatto un paio di piccole ‘cose’ per scacciare la malasorte che la maglia presumibilmente porta. Cosa ho fatto? Non lo dirò mai, se lo facessi la maledizione tornerebbe!“.

Se potesse tornare indietro, probabilmente si rimangerebbe tutto ciò che ha detto. Il problema alla schiena, che lo ha tenuto fuori per diverse settimane, è stato come una punizione per aver sfidato la sorte. Lo dicono i numeri: il centravanti spagnolo nelle successive 32 gare, metterà a segno solamente 7 gol.

Riuscirà il giovane Tammy Abraham nell’impresa? La sua prima stagione da centravanti titolare è stata davvero incoraggiante. Sono infatti 45 partite distribuite tra Premier League, Champions League e FA Cup con 18 gol totali aprono la strada al promettente inglese classe 1997. Se nelle prossime stagioni confermerà le ottime prestazioni mostrate nella passata stagione, allora si potrà dire che avrà sconfitto una volta per tutte questa maledizione.

Storie incredibili di numeri di maglia maledetti sparsi in giro per l’Europa. In attesa che questi tabù vengano sfatati, nuove maglie nei club europei potrebbero essere colpiti da questo dannato destino. Avanti il prossimo!

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